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22.01.2022 - 08:000
Aggiornamento : 10:07

Le vittime di aggressioni sessuali muovono accuse contro la polizia

Chiunque segnali una violenza di questa natura deve essere interrogata

Molte donne nn sono contente del trattamento ricevuto. Una soluzione sarebbe al vaglio, ma non è così semplice da trovare

BERNA - Anni fa, una 27enne ha subito uno stupro nel canton Lucerna. La ragazza, S.P.*, all'epoca sporse denuncia. «Sono seguite tre settimane difficili, durante le quali sono dovuta andare continuamente dal dottore e dalla polizia», racconta.

P. ha dovuto ripetere più volte il racconto di quanto accaduto. «Non è stato facile, ero sotto shock», spiega. Nonostante i difficili interrogatori, per, lo stupratore non è mai stato catturato. E alla fine le indagini sono state interrotte. Tutto ciò, le ha lasciato un sapore amaro in bocca. Anche per il modo in cui si è sentita trattata dalla polizia.

La metà degli intervistati non è soddisfatta - Il caso di P. non è isolato. Molte altre donne che hanno subito la sua stessa sorte ritengono inadeguato il comportamento della polizia.

Lo dimostra, d'altra parte, un sondaggio commissionato dalla polizia cantonale di Berna nel quale emerge come la metà delle 16 vittime di violenze sessuali intervistate non era, o lo era solo moderatamente, soddisfatta del comportamento degli agenti, come riferisce la Berner Zeitung.

Nel loro rapporto, gli autori del sondaggio ritengono che le autorità dovrebbe adoperarsi per una migliore gestione delle vittime, proprio perché trattasi di soggetti potenzialmente molto vulnerabili. «In particolare, dovrebbe essere esaminato in profondità ciò che porta le vittime d tali violenze a essere insoddisfatte dell'operato delle forze dell'ordine e capire come migliorare in questo senso», viene precisato. La stessa polizia cantonale bernese ammette la necessità di «ulteriori misure di sensibilizzazione».

«Lontani da una soluzione» - Ronja Jansen, presidente dei Giovani socialisti, non è sorpresa dai risultati del sondaggio: «Conosco diverse persone che mi hanno riferito di aver ricevuto un trattamento privo di sensibilità da parte della polizia. Le vittime sono spesso traumatizzate e necessitano di cure precise. Tali situazioni hanno il potere di innescare di nuovo il trauma». Jansen segnala anche molte carenze nel sistema giudiziario. La giovane socialista è convinta che il problema abbia serie implicazioni a livello nazionale. «Queste carenze fanno sì che molte delle persone colpite si astengano dallo sporgere denuncia, il che significa che c'è un numero estremamente elevato di casi non denunciati. Ci vorrebbero profondi cambiamenti», prosegue. In primo luogo nella formazione degli agenti e degli operatori sanitari. «Siamo ancora lontani dalla soluzione del problema», conclude.

Jean-Luc Addor, ex giudice e consigliere nazionale UDC, sottolinea come il perseguimento dei reati contro l'integrità sessuale sia di competenza dei cantoni. «Alcuni sono molto ben organizzati, che si tratti della procura o della polizia con reparti specializzati. Altri un po' meno». Addor chiede ai corpi di polizia cantonali di utilizzare i risultati del sondaggio bernese per rivedere il sistema esistente e individuare e sfruttare le possibilità di miglioramento.

I Cantoni sono impegnati nell'istruzione e nella formazione - Florian Düblin, segretario generale della Conferenza dei procuratori della Svizzera (CPS), spiega: «La questione è all'ordine del giorno da anni». Solo lo scorso aprile, nell'ambito dei lavori per contrastare la violenza domestica, il CPS si è impegnato per continuare a fare il possibile con l'intento di migliorare il modo in cui polizia e magistratura si approcciano alle vittime. «In definitiva è un problema sistemico: le autorità investigative vivono un conflitto costante», afferma Düblin. «Da una parte, l'obiettivo dell'indagine è ottenere dichiarazioni attendibili, e quindi è necessario porre determinate domande, anche insistenti e talvolta ripetitive, per raggiungerlo. Dall'altro c'è la vittima. I funzionari cercano di tenere conto dei suoi sentimenti con l'approccio più empatico possibile». Per Düblin non c'è una soluzione semplice: «Ma ciò che i Cantoni possono fare, e stanno provando a fare, è lavorare continuamente per migliorare questo approccio».

*nome noto alla redazione

«Gli agenti di polizia sono sensibilizzati»
Johanna Bundi Ryser, presidente della Federazione Svizzera dei Funzionari di Polizia, difende i colleghi dalle accuse di insensibilità: «Gli agenti sono sensibili a questo argomento. Ogni polizia cantonale ha istituito unità speciali per affrontare questi casi delicati», afferma. Lo dimostra anche un'indagine condotta da 20 Minuten: tutti i corpi di polizia cantonale intervistati confermano di disporre di personale specializzato per interrogare le vittime di violenze sessuali. Inoltre, le persone colpite hanno sempre il diritto di chiedere che una persona dello stesso sesso, e della quale si fidano, sia chiamata a interrogarle.

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