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11.03.2021 - 23:100

Vaccini, la dirigente nel mirino: «Ha incasinato la campagna»

L'UDC punta il dito contro Nora Kronig, a capo della Divisione affari internazionali dell'UFSP

Per i consiglieri nazionali democentristi la funzionaria ha sbagliato a rifiutare il vaccino Sputnik, e ora «discrimina» Johnson&Johnson. I socialisti: «Teatrino della destra, ingiusto lanciare attacchi personali»

BERNA - I funzionari dell'UFSP ancora una volta nel mirino della politica. Una funzionaria, in particolare. Nora Kronig, vicedirettrice, a capo della Divisione affari internazionali, negli ultimi giorni sembra essere il bersaglio preferito degli strali dell'UDC. Il capogruppo democentrista in Consiglio nazionale Thomas Aeschi ha indirizzato al governo una serie di interrogazioni, accusando la dirigente di essere «troppo selettiva» nella scelta delle forniture vaccinali. 

A monte della polemica c'è il caso-Sputnik, il vaccino russo rifiutato dalla Confederazione nonostante le sollecitazioni dell'ambasciatore del Cremlino a Berna. Un "niet" che aveva suscitato non pochi malumori nell'Udc. A riaccendere gli animi, tra le file democentriste, mercoledì è arrivata un'intervista al Blick, in cui Kronig ha dichiarato di avere escluso anche Johnson&Johnson dalle trattative. La multinazionale statunitense ha ottenuto settimana scorsa l'approvazione della FDA americana al proprio vaccino. 

«Per la Svizzera la fornitura arriverebbe troppo tardi» ha motivato Kronig. «Inoltre ci stiamo concentrando sui vaccini a mRNA, che sono più efficaci, specialmente per le persone vulnerabili». Una «discriminazione» secondo Aeschi, che insinua il sospetto che Kronig abbia invece favorito Moderna, che ha delocalizzato la produzione presso uno stabilimento della Lonza a Visp (VS), perché la funzionaria «è originaria del Vallese». 

«Al Consiglio federale è stato offerto un numero enorme di vaccini» ha dichiarato Aeschi a 20 Minuten. «A quest'ora avremmo potuto avere un numero di vaccinati pari a Israele o agli Stati Uniti». Secondo fonti che il consigliere nazionale non vuole rivelare, l'UFSP avrebbe rifiutato un'offerta di Pfizer/Biontech per «diverse milioni di dosi» a dicembre. Kronig avrebbe «incasinato» la campagna vaccinale. 

Anche tra le fila del PLR non mancano gli scettici. «Come mai alcuni paesi ottengono dosi di vaccino più velocemente, mentre la Svizzera esporta il 99 per cento della sua produzione?» chiede ad esempio il consigliere nazionale Marcel Dobler. «Se delle dosi di vaccino vengono rifiutate, i motivi devono essere spiegati chiaramente dal governo». 

Ruth Humbel (PPD), presidente della Commissione sanitaria del Consiglio nazionale, condivide i dubbi ma non i toni dell'attacco. «Ci si può chiedere perché non abbiamo ancora firmato alcun contratto con Johnson&Johnson» afferma, ma l'attacco a Nora Kronig è «inappropriato» aggiunge. «Invece di sparare contro le persone, bisogna concentrarsi sulle responsabilità delle istituzioni». 

Ma c'è anche chi spezza una lancia in difesa dell'UFSP, specie dopo che mercoledì il ministro della Salute Alain Berset ha annunciato l'arrivo di altre tre milioni di dosi via Twitter. «Come al solito il signor Aeschi ha messo in piedi un teatrino di accuse senza fondamento» afferma la consigliera nazionale socialista Flavia Wasserfallen. Il Parlamento ha votato contro l'introduzione di una procedura d'emergenza per l'approvazione dei vaccini. «La Svizzera sta attribuendo grande importanza alla sicurezza oltre che alla velocità, e questo è molto importante».  

L'UFSP ieri non ha commentato sulla questione. Un portavoce ha ricordato che, come sottolineato da Kronig in settimana, la campagna di vaccinazione «sta prendendo velocità». Entro fine giugno dovrebbe essere completata la protezione delle fasce a rischio, e di «tutte le persone che ne hanno fatto domanda». La Svizzera, ricorda il portavoce, «rimane comunque tra i paesi più veloci al mondo, dobbiamo esserne consapevoli». 

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