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18.02.2021 - 11:430

54mila disoccupati in più

Nel terzo trimestre del 2020 la pandemia si è fatta sentire. In aumento anche i frontalieri

BERNA - Nel quarto trimestre del 2020 il tasso di disoccupazione in Svizzera ai sensi dell'Organizzazione internazionale del lavoro (ILO) è cresciuto rispetto allo stesso periodo dell'anno prima, passando dal 3,9% al 4,9%. Il numero di persone occupate è rimasto invariato.

Sono questi alcuni dei dati tratti dalla rilevazione sulle forze di lavoro in Svizzera (RIFOS), di cui riferisce l'Ufficio federale di statistica (UST) in un comunicato odierno. Gli occupati, tra cui rientra chi è in lavoro ridotto, erano 5,135 milioni, una cifra quasi identica a quella degli ultimi tre mesi del 2019 (5,137 mio.).

Il totale degli uomini occupati si è ridotto dello 0,1%, mentre quello delle donne ha segnato una progressione dello 0,1%. In termini di equivalenti a tempo pieno (ETP), tra i due trimestri considerati l'occupazione totale è in aumento dello 0,6% (uomini: +0,3%; donne: +1,2%). Una volta apportate le correzioni secondo le variazioni stagionali, il numero di persone occupate e quello di ETP hanno registrato un incremento rispettivamente dello 0,5% e dello 0,6%.

Aumento dei frontalieri

Minime anche le alterazioni se ripartite fra occupati svizzeri (-0,1%) e stranieri (+0,2%). All'interno di quest'ultima categoria, sono in aumento i frontalieri (permesso G, +1,7%), seguiti dai titolari di un permesso di domicilio (permesso C, +1,2%). Invariato il numero di persone con un permesso di dimora (B o L, in Svizzera da almeno dodici mesi), mentre è sceso sensibilmente (-22,9%) quello delle persone con permesso per dimoranti temporanei (permesso L, in territorio elvetico da meno di un anno).

Nel quarto trimestre del 2020, le persone in Svizzera che risultavano disoccupate ai sensi dell'ILO erano 246'000, ovvero 54'000 in più nel confronto con l'anno precedente. Ciò rappresenta il 4,9% della popolazione attiva, ovvero una quota superiore a quella osservata nel 2019 (3,9%).

Corretto secondo le variazioni stagionali, il tasso di disoccupazione si è alzato di 0,2 punti percentuali rispetto al trimestre precedente, passando dal 5,0% al 5,2%. Si osservano valori in aumento anche nell'Ue (dal 6,6% al 7,5%) e nella zona euro (dal 7,4% all'8,3%).

Cala solo tasso disoccupazione giovani

Il tasso di disoccupazione giovanile (fascia d'età dai 15 ai 24 anni) in Svizzera è calato, passando dal 7,7% al 7,3%. In questo caso però si tratta di una tendenza opposta rispetto a quella dei Paesi vicini, visto che sia nell'Ue (da 14,8% a 17,4%) sia nella zona euro (dal 15,5% al 18,1%) si sono registrati incrementi.

Spulciando i dati elvetici si evince che il tasso di disoccupazione è invece progredito per le persone fra i 25 e i 49 anni (dal 3,5% al 5,2%) e per quelle tra i 50 e i 64 (dal 3,4% al 4,1%). Pur con diversi accenti, un aumento si registra in tutte le categorie: donne e uomini, stranieri e svizzeri, istruiti e no.

Per quel che concerne la durata del periodo senza lavoro, le persone considerate disoccupate di lunga data (ovvero a casa da almeno un anno) erano 89'000, 22'000 in più rispetto al quarto trimestre del 2020. La quota di essi sul totale è salita dal 34,6% al 35,9%. La durata mediana di disoccupazione si è allungata da 215 a 234 giorni.

Ore di lavoro in flessione

Nel paragone su base annua, le ore di lavoro settimanali effettive per ogni persona occupata sono diminuite del 2,0%. Entrando nel dettaglio dei vari settori, il calo maggiore lo ha subito il ramo Servizi di alloggio e di ristorazione (-13,9%), seguito da Trasporto e magazzinaggio (-6,3%) e Attività artistiche, di intrattenimento e presso economie domestiche (-5,2%).

Al contrario, i rami nei quali è stata constatata una progressione sono Amministrazione pubblica (+3,8%) e Attività finanziarie e assicurative (+1,7%). Nello stesso lasso di tempo, la durata del lavoro settimanale effettivo si è ridotta più per i lavoratori indipendenti (-5,1%) che per quelli dipendenti (-1,6%). Il numero medio di giorni di vacanza è diminuito del 19,3%, una riduzione delle ferie che ha attenuato il calo della durata settimanale effettiva del lavoro.

Infine risulta comprensibilmente in crescita, tenendo conto della pandemia, la quota di chi ha lavorato da casa almeno occasionalmente. Negli ultimi tre mesi dell'anno scorso è stata del 40,7%, contro il 29,3% del quarto trimestre 2019. Si tratta di una percentuale in salita di 4,8 punti rispetto al terzo trimestre 2020, che però resta inferiore a quella del secondo (44,2%). Le maggiori quote di personale dipendente in telelavoro si osservano nei rami Informazione e comunicazione (85,8%) e Attività finanziarie e assicurative (74,8%).


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