Keystone
SVIZZERA
14.01.2021 - 08:040
Aggiornamento : 10:14

«Anche la Svizzera ha finalmente cambiato rotta»

Gli epidemiologi che invocavano da settimane nuove chiusure sono ora soddisfatti

Ma il "mini lockdown" non esclude che i contagi aumenteranno, anche a causa delle nuove varianti di coronavirus in circolazione.

Fonte 20 Minuten / Daniel Graf
elaborata da Jenny Covelli
Giornalista

BERNA - Gli epidemiologi lo hanno chiesto per settimane. Infine, ieri, il Consiglio federale ha deciso di dare un ulteriore giro di vite ai provvedimenti contro la diffusione del coronavirus prolungando, da una parte, la chiusura di ristoranti, strutture per la cultura, lo sport e il tempo libero, e dall'altra adottando nuovi provvedimenti per ridurre in modo drastico i contatti. 

Il professor Jan Fehr, a capo del Dipartimento della salute pubblica dell'Università di Zurigo, si rallegra delle decisioni di Berna. «La Svizzera ha finalmente capito che non è un'isola - commenta a 20 Minuten -. È stato un passo assolutamente necessario e speriamo sia sufficiente per tenere ora sotto controllo la situazione. Anche se onestamente avrei preferito vedere la fine della "via alternativa" svizzera già alcune settimane fa».

Per Nicole Probst-Hensch, a capo del dipartimento di epidemiologia presso l'Istituto svizzero di salute pubblica e tropicale TPH, queste misure «ci avvicinano alla strategia che molti paesi europei stanno attuando da tempo. Ora abbiamo due vaccini e dobbiamo concentrare le nostre risorse su essi e questo mini lockdown può aiutarci in questo». La dottoressa ha finora condiviso le scelte di Berna: «Se avesse introdotto misure severe già in autunno, il danno sulla mente della popolazione sarebbe stato maggiore. Non è semplice trovare un equilibrio per, da una parte, proteggere le categoria a rischio e, dall'altra, garantire una qualità di vita a tutti».

«La cattiva notizia è che le varianti del virus sono arrivate in Svizzera, col rischio che i casi raddoppino ogni settimana» ha detto ieri il ministro della sanità Alain Berset. Che ha però aggiunto: «La buona notizia è che adottiamo questi provvedimenti tre settimane in anticipo, basandoci sulla situazione in Gran Bretagna». Ma la professoressa Probst-Hensch non esclude che nonostante il lockdown i numeri aumenteranno. Spera però che «avremo più tempo per vaccinare chi lo desidera». Anche il professor Fehr è dello stesso avviso: «Al momento a proteggere la maggior parte della popolazione non è ancora il vaccino, ma le chiusure».

Entrambi condividono la scelta di non toccare, per il momento, le scuole. «Anche se non va esclusa come ultima mossa se le cose dovessero peggiorare». Mentre sono divisi sulla decisione di non chiudere le piste da sci. Se per Fehr «non ha senso» alla luce di altre misure, Probs-Hensch è invece convinta dell'importanza di «concedere alle persone la possibilità di svagarsi all'aria aperta».

Il futuro? La campagna di vaccinazione è partita e «si vede la luce in fondo al tunnel», ma «sarà ancora lunga». E dovremo convivere ancora per molti mesi con le misure di igiene, distanziamento sociale e l'utilizzo della mascherina.

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