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SVIZZERA

Resistenza agli antibiotici e altre malattie spaventano maggiormente gli svizzeri

Uno studio commissionato dalla CSS svela i timori della popolazione elvetica.
Resistenza agli antibiotici e altre malattie spaventano maggiormente gli svizzeri
Keystone
Fonte ats
Resistenza agli antibiotici e altre malattie spaventano maggiormente gli svizzeri
Uno studio commissionato dalla CSS svela i timori della popolazione elvetica.
Dopo la prima ondata solo lo 0.6% delle persone contattate indicava il coronavirus come «la malattia più temuta». Uno svizzero su tre farebbe comunque il vaccino una volta disponibile.
BERNA - Nonostante l'enorme dibattito attorno al coronavirus, la popolazione svizzera teme molto di più altre malattie e la resistenza agli antibiotici, nonché la contaminazione dell'acqua potabile, rispetto ai contagi da Covid-19. &Egr...

BERNA - Nonostante l'enorme dibattito attorno al coronavirus, la popolazione svizzera teme molto di più altre malattie e la resistenza agli antibiotici, nonché la contaminazione dell'acqua potabile, rispetto ai contagi da Covid-19. È quanto emerge da uno studio dell'Istituto demoscopico Sotomo realizzato per conto dell'assicurazione malattia CSS.

Stando all'indagine - che è stata condotta a inizio giugno, ovvero dopo il picco della prima ondata della pandemia - il coronavirus rappresenta la malattia più temuta unicamente per lo 0,6% delle 4'217 persone interrogate nelle tre regioni linguistiche del Paese. E soltanto lo 0,3% ritiene l'infezione da Covid-19 come la malattia più grave finora conosciuta.

Tuttavia circa il 33% degli interpellati si vaccinerebbe sicuramente contro il coronavirus e il 30% lo farebbe probabilmente qualora un vaccino fosse disponibile, indica la CSS in una nota odierna. La propensione a farsi vaccinare è più elevata presso le persone anziane.

Successo delle misure di prevenzione - Grazie al successo delle misure di prevenzione, il Covid-19 rappresenta solo per poche persone un'esperienza di malattia grave direttamente affrontata o vissuta da loro conoscenti. Complessivamente il 38% è d'avviso che le pandemie costituiscano un rischio importante per la società.

Tale cifra sembra modesta rispetto ad altre sfide di sanità pubblica, sottolinea la CSS. A titolo di paragone, il 72% afferma che la diffusione di germi resistenti agli antibiotici rappresenta una grande pericolo per la società, il 63% teme le malattie psichiche per le lor conseguenze e oltre la metà (53%) vede un grave rischio nell'inquinamento dell'acqua potabile a causa di ormoni o pesticidi.

Giovani si sentono spesso malati - Sempre stando allo studio, pur godendo di buona salute, i giovani si sentono spesso malati. In tutte le fasce d'età a partire da 18 anni, oltre il 90% afferma di essere già stato gravemente malato almeno una volta.

Se per i giovani figurano in primo piano le malattie psichiche, le ferite e le infezioni, tra gli anziani a essere più frequenti sono le malattie cardiovascolari, i tumori e i disturbi all'apparato motorio.

Paura delle reazioni - Numerose persone interrogate si dicono preoccupate dalle malattie a causa della paura delle reazioni del loro entourage e della società. Oltre un quinto ritiene inoltre che la Svizzera disponga di una conoscenza sufficiente di tutti i tipi di malattia.

Il timore di essere incompresi è particolarmente diffuso nella giovane generazione. Nella fascia d'età compresa tra i 18 e i 35 anni, il 58% afferma di nascondere potenzialmente una malattia a causa delle reazioni che potrebbe suscitare. Tra gli ultra 65enni tale quota si situa attorno al 34%.

Ticinesi spesso dal medico - Dall'indagine risulta inoltre che i ticinesi si rivolgono più spesso a un medico rispetto agli Svizzeri tedeschi. In quest'ultima regione linguistica la metà degli interrogati aspetta di vedere se i sintomi di una malattia scompaiono da soli prima di consultare un medico. In Romandia, procede così il 37% degli interpellati, mentre nella Svizzera italiana soltanto un quarto.

Infine, la fonte d'informazione più importante per tutte le fasce d'età resta il medico di famiglia (72%), seguito da internet (46%). Circa il 60% delle persone intervistate, in particolare i 18-25enni, dichiara tuttavia di essersi sentita mal informata sul web.

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