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ZURIGO
08.01.2020 - 06:310
Aggiornamento : 09.01.2020 - 09:16

Omofobia a Zurigo: «I gay si curano a colpi di botte»

Quanto è diventato pericoloso per gli omosessuali uscire nella Città sulla Limmat? Ne abbiamo parlato con loro e con chi li vessa: «Spesso sono persone originarie dei Balcani»

di Redazione
Daniel Krähenbühl/Helena Müller/DO

ZURIGO - Negli ultimi mesi si sono moltiplicate le segnalazioni di coppie gay picchiate per strada a Zurigo, ma quanto è diventato pericoloso per gli uomini omosessuali uscire la sera nella città sulla Limmat? Da dove arriva la rabbia di cui sono oggetto? Venerdì sera 20 Minuten è uscito in cerca di risposte.  

«Essere insultati fa parte della quotidianità» - Davanti al club gay Heaven di Niederdorf abbiamo incontrato Marko, 23 anni, e il suo amico Simon, 21. Solo poche settimane fa sono stati malmenati a Central: «Volevamo scappare, ma era già troppo tardi. Ci chiamavano “froci” e ci picchiavano», raccontano. «Ho rimediato un occhio nero e delle contusioni, Simon una commozione cerebrale e delle costole rotte», specifica Marko.

Gli insulti e gli attacchi, assicurano, sono aumentati ultimamente: «Ormai fa parte della quotidianità di un uomo gay essere insultato, vedersi fare lo sgambetto o sputare addosso», lamenta Simon. «Oggi noi gay dobbiamo avere più paura di qualche anno fa», aggiunge. L’atmosfera nella scena gay della Città sulla Limmat, un tempo rilassata, è diventata tesa, non da ultimo a causa della brutale aggressione di una coppia gay a Capodanno (leggi qui).

«Dietro le aggressioni ci sono spesso persone originarie dei Balcani» - Ma chi c’è dietro gli attacchi? «Spesso sono uomini tra i 20 e i 30 anni che girano in gruppo e hanno bevuto troppo», spiega Marko. «Benché anche molti svizzeri siano omofobi, si tratta spesso di persone originarie dei Balcani o di qualche altro posto all’estero», afferma il 23enne, egli stesso originario della Serbia.

Anche Ramon, 22enne di Möhlin (AG) che è già stato a sua volta picchiato in passato, si vede costretto a confermare: «Mi dispiace doverlo dire, ma anche nel mio caso si trattava principalmente di persone con una seconda nazionalità», ammette. Prima chiedono se si è gay, «poi arriva la molestia o il pugno», afferma. Il 22enne confessa di fare ormai attenzione a come si veste prima di uscire, per non attirare troppo l’attenzione. 

«I gay possono essere curati con un po' di botte» - Altro luogo, altri interlocutori, alle 2.30 in centro città facciamo la conoscenza di Luca*: «Essere gay è una malattia, è contronatura. C’è qualcosa che non funziona nella testa», sostiene il 18enne di origine serba. La «malattia», però, è a suo avviso curabile: «I gay possono essere curati con un po' di botte», afferma. Nel suo gruppo di amici è normale picchiare uomini omosessuali: «Se dei gay si baciano in pubblico devono calcolare di poter essere pestati. La colpa è loro», sentenzia il 18enne, che assicura però di non aver ancora malmenato nessuno per questo motivo. 

Davanti a un altro club parliamo con Ivan, 19 anni: «Essere gay è un difetto nel cervello. Non si può curare», dichiara. In fondo si parla di “Adamo ed Eva”, non di “Harald e Peter”, sottolinea. Agli uomini veri piace leccare le parti intime delle donne, è sempre stato così, fa notare con un linguaggio in realtà ancora più esplicito.

Niente contro i gay, ma è meglio che gli amici non lo sappiano - Roberto* è invece dell’idea che i gay siano «persone assolutamente normali», ma, siccome nel suo ambiente una grossa maggioranza della gente li odia, vuole rimanere anonimo: «Gli omosessuali dovrebbero poter vivere la propria vita come credono. Alla fine sono anche loro persone in carne e ossa», sostiene.

Anche per Martin, svizzero dalla nascita, essere gay è una «malattia»: «Come l'Aids» - Tuttavia non sono solo i giovani stranieri ad avere un problema con gli omosessuali. Anche Martin, 21 anni e svizzero dalla nascita, trova che essere gay sia una malattia: «È come l’aids, solo che non è curabile», afferma. Nemmeno lui si sottrarrebbe al pestaggio di un omosessuale. Perché? «Se un gay mi abborda è una provocazione», spiega.

*Nomi di fantasia

Commenti
 
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Bacaude 1 anno fa su tio
X Laura Gabrienti sotto
Upgrade 1 anno fa su tio
Per andare d’accordo non servono le stesse idee, serve lo stesso rispetto. Sono davvero deluso che ancora oggi bisogna parlare di queste cose poi in Svizzera che dovrebbe essere più aperta a volte penso che non è per niente.
anndo76 1 anno fa su tio
@Upgrade hai pienamente ragione....
anndo76 1 anno fa su tio
l'ignoranza ha superato ogni limite ......nel 2020 e da ragazzi proprio una delusione ( e lo dico da uomo ultra 50enne etero, ma probabilmente con piu' cervello di certi bimbiminchia di oggi )
Bacaude 1 anno fa su tio
L'impressione è che certe intolleranze vengano percepite come "più leggere", poichè le vittime fanno in qualche modo parte di minoranze. Questo tipo di atteggiamento culturale è quello che porta anche molte persone a girare lo sguardo se un marito o compagno violento (e vigliacco aggiungerei) tira 2 ceffoni alla moglie. Cerchiamo mediante il biasimo sociale e condanne (penali) severe di far passare la voglia a questi omuncoli che sfogano la loro frustrazione su chi non può difendersi. E non perdiamo mai l'occasione in ogni discorso di far capire da che parte sta il bene. Così, se x caso tra chi ci ascolta ci fosse qc che ha voglia di menar le mani, potremmo accendergli un neurone.
sedelin 1 anno fa su tio
La frustrazione e la rabbia di certi individui deve essere sfogata in qualche modo, se non allo stadio direttamente a casaccio sugli omosessuali. L’ignoranza aggiunta alla frustrazione è un veleno potente!
Nilo221 1 anno fa su tio
Articolo ingigantito e sproporzionato, di proposito..? Mah
Monello 1 anno fa su tio
..questi picchiatori omofobi devono essere espulsi dal nostro paese!!!
Nilo221 1 anno fa su tio
@Monello E quelli Svizzeri "DOC" dove li espelliamo? Nell'articolo mi pare di capire che il fenomeno interessa tutti. E comunque a mio avviso in questo paese i gay sono più tutelati dei bambini quindi nn ingigantiamo le cose pf
Brega84 1 anno fa su tio
E questa gentaglia se non vuole rimanere nella nostra Svizzera prende la sua bella scatola di cartone e può ritornare da dove è venuta.... Anche se so per certo che i primi poi a frequentare certi posti ..... sono proprio loro!!!!! Mah vabbè.....
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