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«Il mio cuore batte forte in due posti e uno di questi è il... Ticino»

Mattia Hinterkircher ha deciso di smettere con l'hockey. «Era giunto il momento, se mi guardo indietro sono soddisfatto e felice».
Freshfocus, archivio
«Il mio cuore batte forte in due posti e uno di questi è il... Ticino»
Mattia Hinterkircher ha deciso di smettere con l'hockey. «Era giunto il momento, se mi guardo indietro sono soddisfatto e felice».
Nella sua carriera il 29enne - di madre sopracenerina e padre zurighese - ha conquistato un titolo svizzero e una Coppa nazionale con i Lions. Nel 2020 è passato anche da Ambrì.
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ZURIGO - Dopo dieci stagioni disputate in Lega Nazionale – suddivise in 96 gare di NL (14 punti) e 360 di SL (124 punti) – Mattia Hinterkircher ha deciso di appendere i pattini al chiodo a soli 29 anni. Nell'ultimo campionato l'ex attaccante ha d...

ZURIGO - Dopo dieci stagioni disputate in Lega Nazionale – suddivise in 96 gare di NL (14 punti) e 360 di SL (124 punti) – Mattia Hinterkircher ha deciso di appendere i pattini al chiodo a soli 29 anni. Nell'ultimo campionato l'ex attaccante ha difeso i colori dei GCK Lions – in Swiss League – con cui si è arreso in finale al La Chaux-de-Fonds (serie 1-4). «È stata l'ultima apparizione della mia carriera», ha raccontato Hinterkircher. «Ho vissuto due anni molto belli e intensi ai GCK, ma ho sentito dentro di me che era giunto il momento di cambiare e di intraprendere una nuova sfida. Per questo motivo in autunno mi piacerebbe iniziare gli studi in ingegneria meccanica. La stagione appena conclusa è stata in ogni caso speciale, ci siamo tolti le nostre soddisfazioni e aver raggiunto la finale con una squadra così giovane è stato fantastico. Ho tanta gratitudine nei confronti dell'hockey per le emozioni che mi ha permesso di vivere e per gli amici che ho conosciuto. Se mi guardo indietro sono soddisfatto e felice».

Negli ultimi anni i GCK Lions sono cresciuti notevolmente. «C'è stato un cambio nell'organizzazione del club, adesso l'ossatura della squadra è decisamente più solida e questo ha consentito al gruppo di creare la propria identità. Rispetto al passato nello spogliatoio è presente uno zoccolo duro di giocatori, formato da elementi che hanno una certa esperienza e che possono aiutare al meglio i giovani a integrarsi in squadra, così come ad acquisire maggiore fiducia nei loro mezzi. Fra questi, oltre a me, il club ha potuto beneficiare per esempio dei servigi di Robin Leone, Yannick Blaser e Xeno Büsser. Per quanto mi riguarda è stato gratificante e un onore poter dispensare consigli ai giovani talenti su ciò che ho imparato nel corso degli anni e poter contribuire alla loro crescita. È stato piacevole fare parte di questo gruppo, ho ricoperto un ruolo importante, ho avuto la fiducia totale del coach e il rispetto da parte dei miei compagni. La reputo una grande fortuna».

Hinterkircher è uno zurighese “Doc”, poiché è cresciuto nel settore giovanile dei Lions – con cui ha esordito nella massima serie nella stagione 2015/2016 – e ha poi vestito in seguito anche la casacca del Kloten. Nella sua carriera ha conquistato una Coppa nazionale (2016) e un titolo svizzero (2018) con lo Zurigo, così come un campionato cadetto e la seguente promozione nella massima serie con gli Aviatori (2022). «Salire sul tetto elvetico mi ha permesso di provare delle emozioni incredibili, visto che sono riuscito a realizzare un sogno che avevo fin da bambino. Anche conquistare la Coppa è stato particolare, poiché fino a quel momento avevo giocato pochi match in NL, ma Crawford decise di darmi fiducia e mi schierò in finale contro il Losanna. Quando ero piccolo ero spesso all'Hallenstadion e la mia famiglia è sempre stata molto vicina allo Zurigo, anche perché mio nonno vinse un titolo negli anni '60, mentre mio padre giocò nel vivaio fino alla U18. È stato fantastico giocare nella città nella quale sono cresciuto e avere intorno la famiglia e gli amici. In questo modo ho avuto anche la possibilità di riflettere serenamente sul mio futuro».

Nel 2020 il ragazzo – la cui madre è cresciuta a Pollegio – ha difeso per 22 gare i colori dell'Ambrì (3 punti). «In Ticino mi sono sempre sentito a casa e giocare ad Ambrì è stato davvero speciale. Mi sarebbe piaciuto restare in Leventina e stavo anche discutendo con il club per il rinnovo, ma proprio in quel periodo ci siamo dovuti confrontare con le conseguenze legate al coronavirus e la mia avventura è terminata. Il futuro a livello finanziario era incerto per tutti i club e i giocatori che non avevano ancora un contratto hanno faticato a trovare una sistemazione. L'esperienza è stata in ogni caso positiva, anche se non è finita come mi sarei aspettato. Stavo molto bene fisicamente e mi sono subito integrato nella realtà biancoblù, ma d'altronde ho il cuore che batte forte in due posti e uno di questi è proprio il Ticino».

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