Keystone (foto d'archivio)
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HCL
20.03.2019 - 07:000
Aggiornamento : 23:51

Roland Habisreutinger e il carro dei perdenti

Non confermato Ireland, a Lugano si sta ora valutando la posizione del ds. In molti chiedono la sua testa, dimenticando però che ha (anche) portato ottimi risultati

LUGANO - "Repulisti". Il giorno dopo la fine di una stagione deludente, i tifosi del Lugano in coro hanno chiesto a Vicky Mantegazza, presidente amata e contestata, di fare pulizia. Di tagliare nettamente ogni legame con un passato, quello recentissimo, poco soddisfacente. È stata chiesta la testa di Greg Ireland e anche quella di Roland Habisreutinger. Pure lo spogliatoio è stato preso di mira, con Max Lapierre e Jani Lajunen additati come grandi colpevoli per i mancati risultati.

Il coach ha già terminato i suoi giorni bianconeri. Il prossimo nella lista dei "valutati" sarà il ds. È giusto che conservi il suo posto?
Lui stesso, a caldo, aveva ammesso di sentirsi in discussione con un laconico: «Penso sia logico che i tifosi se la prendano con me, visto che la squadra l'ho costruita io».

Squadra modesta, quindi via chi ha mosso i fili? Giusto, ma forse andrebbe fatta un'analisi un po' meno superficiale.
Habisreutinger è sul ponte di comando (sportivo) a Lugano dalla stagione 2009/2010. Dai primi sei anni, pur potendo contare su budget importanti, ha spremuto appena cinque eliminazioni al primo turno dei playoff e una grigissima apparizione nei playout. Forse era al termine di una di quelle campagne che, stretta la mano, gli si sarebbe dovuto dare il benservito. Salvato nel periodo buio della sua gestione, Roland ha invece disegnato i bianconeri del triennio 2016-2018, quelli capaci di centrare due finali (quella persa con il Berna nel 2016 e con lo Zurigo nel 2018) e quelli superati ancora dagli Orsi nella semi del 2017. A questo bottino si devono poi aggiungere, per gradire, un paio di finali di Spengler. Quanti ds hanno fatto meglio nel periodo considerato? Pochini. Dopo tali numeri ad Habi avrebbero dovuto fare solo grandi complimenti. Non è successo.

Si arriva all'ultima recita. Squadra troppo incostante, poco determinata, poco convincente e... eliminata in un playoff acciuffato per il rotto della cuffia. Al direttore sportivo si rimprovera la poca competitività della rosa e, rieccoci, i nuovi contratti (biennali) offerti ai poco efficienti Lapierre e Lajunen. Tutto giusto. Tutto vero. Come è tuttavia vero che in molti, vista la mala parata, si sono affrettati a scendere dal carro (divenuto dei perdenti) sul quale erano altrettanto frettolosamente saliti l'anno passato, quando la primavera cullava dolci sogni. Critiche per i rinnovi? Facile farlo ora. Al momento delle firme in pochi non hanno esultato e applaudito. E poi, che colpa ha il ds se canadese e finlandese non hanno prodotto quanto sperato?

Altro punto controverso riguarda la mancata tempestiva sostituzione del partente Merzlikins. Non si poteva ingaggiare per tempo uno svizzero? Di trattative ne sono state fatte, i matrimoni però si fanno in due...

Negli anni Habisreutinger ha di certo commesso errori (vedi, tra gli altri, la lunga gita in Alaska), ha di sicuro avuto - come tutti - giornate o periodi infelici. È in più un dirigente, un uomo, dai modi spicci, che non fa nulla per apparire simpatico. Premettendo che, tranne qualche clown o comico, sono in pochi quelli che prendono lo stipendio per raccontar barzellette; è giusto sottolineare che è però anche stato l'artefice di un Lugano a lungo competitivo. "Dimenticarsi" di ciò sarebbe disonesto. Rimarrà padrone di casa alla Cornèr Arena? Al momento - per poco - non è dato saperlo. Se sarà rimpiazzato, sarà in ogni caso corretto riconoscergli i giusti meriti. Se invece sarà confermato, sarà giusto sostenerlo, nella speranza che metta insieme un gruppo più competitivo di quello visto negli ultimi mesi.

Keystone (foto d'archivio)
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