«Milan, bisogna credere nello Scudetto...»

Cristiano Ruiu, volto noto di Telelombardia, ha parlato del suo Milan ma anche di Jashari e di Como
Cristiano Ruiu, volto noto di Telelombardia, ha parlato del suo Milan ma anche di Jashari e di Como
MILANO - Dopo anni di buio e cocenti delusioni, il Milan degli svizzeri Jashari e Athekame sembra finalmente rinato. Il secondo posto in classifica è lì a testimoniarlo: a meno di crolli, l'anno prossimo i rossoneri torneranno nel suo habitat naturale, quello della Champions League.
Oltre al Como e all'Inter, il Milan è molto seguito alle nostre latitudini con diversi ticinesi che nel weekend varcano il confine per recarsi a San Siro. Soffermiamoci dunque sulla rinascita del Diavolo con Cristiano Ruiu, volto noto delle trasmissioni televisive di Telelombardia.
Il momento - «È un Milan miracoloso e l'autore del miracolo è Massimiliano Allegri. Rispetto all'anno scorso, dal punto di vista tecnico, la squadra si è indebolita: lo attestano i numeri. La campagna acquisti si è chiusa con un attivo di 80 milioni, ciò significa che ha venduto giocatori più forti di quelli che ha preso. È vero che in compenso sono stati acquistati elementi di grande esperienza come Modric e Rabiot, ma non vanno dimenticate le partenze di diversi elementi con tanti gol nei piedi come Reijnders, Theo Hernández, Jovic e Abraham. In estate sembrava dovesse arrivare un vero numero 9 che poi però alla fine non è arrivato. La società si è mossa male... Si cercava un centravanti ed è arrivato Nkunku che è un trequartista, dopo aver provato a portare a Milanello Vlahovic e Boniface. Si è invece andati a rinforzare un centrocampo già molto affollato con degli investimenti onerosi. Mi riferisco a Jashari e Ricci, costati 60 milioni per fare le riserve. Altri due esempi? Per Theo Hernández è arrivato Estupinan e per Thiaw è arrivato De Winter... Per tutto questo dico che Allegri sta facendo un miracolo».
ImagoJashari, come giudicarlo? - «A me non dispiace, ha fisico e ha testa. Il punto che metto in risalto è un altro: c'era davvero bisogno di spendere oltre 40 milioni per un giocatore che non è nemmeno la prima riserva? Nella batteria dei centrocampisti arrivano prima Modric, Rabiot, Fofana, Ricci e Loftus-Cheek. Mi domando quindi il motivo per il quale sia stata fatta questa operazione... So infatti che Allegri avrebbe preferito il profilo di un altro svizzero, ovvero Xhaka...».
Lo scudetto - «Mi rifaccio a una delle massime eterne di Galliani che diceva "Se tu punti ad arrivare primo male che vada arrivi in Champions League, se invece punti ad arrivare quarto rischi di arrivare quinto". È giusto pensare al bersaglio grosso anche se oggettivamente l'Inter è molto più attrezzata del Milan, così come il Napoli, che ora non ha nemmeno più la Champions League. Con questa rosa, arrivare fra le prime quattro non era scontato in un campionato davvero competitivo».
Vlahovic a giugno - «Mi risulta che abbia già firmato un contratto con il Milan per quattro stagioni da otto milioni all'anno. Bisognerà capire dal punto di vista tattico cosa voglia dire l'arrivo del serbo. Se giochi con due punte e una è Vlahovic, diventerà difficile ricollocare Leão. Quest'anno si è provato a reinventarlo centravanti, ma per il momento l'operazione non è riuscita. Inoltre mi risulta che ad Allegri non piaccia l'inclinazione di Leão e mi risulta anche che l'allenatore sarebbe favorevole a una sua partenza in estate. È poi stato fatto un sacrificio importante con il rinnovo di Maignan, che andrà a guadagnare circa come Vlahovic. Soldi strameritati per uno fra i tre migliori portieri al mondo».
Il ritorno di Galliani? - «Recentemente è stato comunicato che il posto di Elliott come garante del prestito a Red Bird è stato assunto da Comvest. Questo significa, secondo me, l'esclusione di quello che negli ultimi anni è sempre stato l'uomo-Elliott, ovvero Giorgio Furlani, ormai ai titoli di coda con il Milan dopo aver fatto più danni della grandine e la lotta a Boban e a Maldini. Se tornerà Maldini? Non credo... Ma sono pronto a scommettere che tornerà Galliani, formando un trio ben assortito con Tare e Allegri».
ImagoIl Como - «Non è una sorpresa trovarlo lì in alto. È vero che nel calcio servono anche altre componenti per vincere, ma mettere i soldi nella maggior parte dei casi ti porta ad avere successo. Il Como gioca un bel calcio, piacevole e moderno e il brand della città ha raggiunto un livello davvero alto anche grazie al pallone. Como è quasi più apprezzata dagli americani che dai lombardi... Sul mercato hanno operato davvero benissimo e Fabregas è stato bravo a mettere insieme i pezzi. Quello che non mi piace di Fabregas è che tante volte spiega agli italiani come funziona il calcio, in una Nazione dove di allenatori bravissimi ne sono passati tantissimi prima di lui».







