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L’OSPITE - ARNO ROSSINI
30.12.2020 - 14:200
Aggiornamento : 22:32

«Renzetti non è molto zen»

«Il mercato invernale è più importante di quello estivo».

Arno Rossini: «Jacobacci deve provare a imporsi».

LUGANO - Premier League e Liga a parte, i grandi campionati d’Europa sono andati in letargo e non torneranno prima dell’inizio del 2021. Quando, più che sui match da disputare, l’attenzione di club, giocatori e addetti ai lavori vari (ma anche dei tifosi) sarà rivolta al mercato. Dal 4 gennaio la finestra invernale di trattative sarà infatti la vera protagonista di un pallone che dopo un mese (scarso) di chiacchiere e contratti, mostrerà una faccia del tutto diversa. E dire che in realtà le società dovrebbero solo un po’ rifarsi il trucco…

«In realtà io considero il mercato invernale più importante di quello estivo - ha precisato Arno Rossini - Certo, forse muove meno giocatori, ma i cambi sono mirati, giustificati, precisi. Li fai con la classifica già in mano e sapendo quali sono le lacune della tua squadra. E un ingaggio può veramente fare la differenza, può far pendere l’ago della bilancia a favore di un club piuttosto che di un altro».

Facciamo un esempio pratico.
«Guardiamo al nostro Ticino, al Lugano. Lo dico da tempo: serve una prima punta in grado di garantire tanti gol. Un attaccante alla Sadiku». 

Secondo Dario Rota, piuttosto che firmare una punta, a Cornaredo dovrebbero garantire gli equilibri - sempre precari - “formatisi” nello spogliatoio.
«Il gruppo è sacro, ma un giocatore che fa la differenza e ti aiuta a vincere non si può non accogliere. E poi io sono dell’idea che quando l’innesto è azzeccato, quando si parla di un calciatore con delle qualità, tutta la squadra ne beneficia. Aumentano gli stimoli, aumenta la concorrenza interna…».

Jacobacci ha spesso elogiato il suo gruppo.
«Giustamente. Ma sono convinto che Maurizio non rifiuterebbe un bomber. Anzi. Tanto più che, come quello di ogni allenatore, il suo destino dipende dai risultati».

Se non vinci…
«Renzetti non è molto zen. Finché ci sono i numeri tutto va più o meno bene, ma a perdere la pazienza ci mette un attimo».

Siamo già al “Jacobacci rischia”?
«No, non ora almeno. Però è ovvio che se i bianconeri, che hanno fatto tre punti nelle ultime quattro partite, dovessero cominciare male la seconda parte di stagione, il suo posto non sarebbe più garantito. Per questo motivo, per “tutelarsi”, credo nei prossimi giorni debba provare a imporsi chiedendo che la rosa venga migliorata… con un attaccante vero. Maurizio ha fatto bene, ora deve cavalcare l’onda: si è guadagnato il diritto di ottenere almeno un rinforzo vero».

Se si può dire qualcosa del mercato invernale è che difficilmente - salvo necessità economiche - porta una squadra a indebolirsi.
«Non si chiama per caso “di riparazione”. Ma attenzione, i cambi di maglia a metà stagione non sono un’occasione solo per le società. Pure i giocatori possono trarne vantaggio. Passando da un club nel quale ha poco spazio a uno “perfetto”, in pochi mesi un calciatore può rilanciarsi. Chi riesce a giocare bene le carte che ha in mano, in un gennaio “normale” può dare la svolta alla propria carriera». 

Eriksen?
«Certo. E come lui tanti altri. Anche Xhaka, di cui si chiacchiera tanto. Ma in fondo è sempre stato così. Pensate, per esempio, a Ezgjan Alioski, arrivato senza troppo clamore a Lugano nel gennaio 2016 e... letteralmente esploso. Ora è titolare in Premier League, non so se rendo l’idea».

Benissimo. Il fatto che a giugno si giochi l’Europeo condizionerà il mercato?
«Assolutamente. Saranno di sicuro parecchi quelli che, insoddisfatti per lo scarso minutaggio ottenuto, punteranno i piedi con il direttore sportivo di turno chiedendo la cessione, anche solo in prestito. E in sei mesi, poi, può succedere veramente di tutto...».

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keystone-sda.ch (Davide Agosta)
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