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L’OSPITE - ARNO ROSSINI
09.12.2020 - 08:000
Aggiornamento : 23:58

«Lionel è un fenomeno, Diego però era un genio»

Arno Rossini: «Per il Pibe de Oro i compagni si sarebbero fatti uccidere».

«Qualità tecniche simili, ma in quanto a carisma e leadership...».

BARCELLONA - Il primo a riscontrare la “somiglianza”, a incoronarlo, è stato proprio quello che molti continuano a definire impareggiabile. Il primo a dire che il miglior Messi vale il miglior Maradona è stato proprio il Pibe de Oro, che non ha mai nascosto la sua ammirazione per le doti tecniche della Pulce. Controllo di palla e corpo, senso della posizione, senso del gol, ma anche struttura fisica: per molti aspetti, i due “10” sembrano davvero vicinissimi, forse addirittura uguali. Giusto quindi paragonare Leo da Rosario a Diego da Lanús?

«Non scherziamo. Lionel è un fenomeno - è intervenuto Arno Rossini - Maradona però era un genio. Diego stava uno scalino più in alto, anzi due».

Nessun dubbio, nessuna possibilità di revisione?
«Stiamo parlando dell’eccellenza, probabilmente di due tra i migliori cinque giocatori di sempre; ma tra i due c’è grande differenza».

Piede “uguale”, posizione molto simile, estrema velocità d’esecuzione… dove sono le diversità?
«A livello puramente tecnico i due sono molto simili, è vero; ciò che li divide in maniera netta è il carisma. Ah, e anche la non secondaria capacità di incidere. Palla al piede, Lionel è fantastico e, grazie a qualità stupefacenti, riesce a emergere in una squadra di campioni. Ha segnato tantissimo e ottenuto risultati incredibili. Non lo si può criticare. Diego ha vinto meno, ma per farlo non ha mai avuto bisogno di compagni fortissimi. Era lui a migliorare chi gli stava attorno. Non è certo poco».

Messi con il carisma di Maradona sarebbe… Maradona?
«Sarebbe vicinissimo, anche se in quanto a estro e capacità di leggere la partita considero il Pibe de Oro superiore. Stiamo parlando di un giocatore in grado di far vincere due scudetti a un Napoli “solo” buono. Stiamo parlando di un giocatore in grado di regalare un Mondiale a un’Argentina modesta». 

Dagli anni ‘70 in avanti la Selección è sempre stata competitiva.
«Prima di Diego, con Kempes e gli altri, e dopo, con la generazione dei Batistuta, Veron, Simeone e poi con gli “ultimi” Higuain, Agüero, Mascherano… Accanto a Maradona però non c’erano campioni, solo operai. Pensateci, quanti di quella squadra in grado di vincere nel 1986 e di fare la finale nel 1990 hanno avuto una carriera molto importante in Europa? A me viene in mente forse Caniggia, un altro con una testa un po’ così…».

Già perché D10s è passato alla storia anche per quel che ha combinato fuori dal campo.
«Che non è affar nostro».

Ma ha influito molto sulle prestazioni.
«Certo, e questo va a supportare la tesi che Messi non raggiunge il suo livello. Lionel è un professionista esemplare, che si allena al meglio e, con grande precisione, segue diete e ritmi ottimali. Maradona rincasava a notte fonda e si allenava poco con i compagni. Eppure ha saputo dominare. Mi sono chiesto molte volte cosa avrebbe potuto combinare se fosse stato professionale…».

Non sarebbe forse stato lui, non sarebbe stato tanto amato.
«Assolutamente. E questo è un altro punto in suo favore. Dava tutto per i suoi compagni di squadra, che stravedevano per lui e ricambiavano. Trovatemi un ex del Napoli che abbia pubblicamente criticato Diego. Anzi, trovatemene uno che abbia ammesso di non amarlo. Tutti, ma davvero tutti, si sarebbero fatti uccidere pur di difendere e seguire il loro leader. Leo… non so. Sicuramente in molti lo amano, ma si sta già parlando di clan all’interno della squadra. Più d’uno, in carriera, ha dimostrato di non trovarsi benissimo nel Barcellona. Niente di male, per carità, ma la leadership e la capacità di unire sono fondamentali. E a questo riguardo, tra Maradona e Messi c’è un abisso».

Sentenza emessa, dunque?
«Non mi pare possano esserci dubbi. Non se si mettono a confronto giocatori tanto simili e contemporaneamente tanto diversi. Mi sarebbe piaciuto vederli in squadra insieme». 

Entrambi in campo?
«Ovviamente, anche se, forse, nel caso Lionel avrebbe fatto panchina. Ma quando hai davanti uno dei campioni più ammirati di sempre...».

Uno capace di unire i tifosi di qualsiasi nazionalità e fede...
«Ricordo un fatto curioso del Ticino di fine anni '80, inizio anni '90. A Bellinzona c'era un nutrito gruppo di appassionati che seguiva costantemente le gesta del Napoli. Non in televisione. Ogni 15 giorni salivano sul pullman e si mettevano in viaggio per vedere dal vivo le partite dei partenopei. Anzi, meglio, per applaudire le gesta di Maradona. Non credo esista qualcosa del genere ai giorni nostri. Non credo esista uno sportivo in grado di spingere dei tifosi a tanto e con tanta costanza».

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