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L'OSPITE – ARNO ROSSINI
11.03.2020 - 07:000
Aggiornamento : 15:37

In piena emergenza-coronavirus la UEFA fa orecchie da mercante

Salvo imprevisti, l'Europeo 2020 comincerà regolarmente a Roma il 12 giugno. Ma ha senso?

Arno Rossini: «I giocatori impegnati nei campionati ora fermi saranno costretti a un tour de force. E i selezionatori saranno in difficoltà»

ROMA - C'è un'Europa che, a tutti i livelli, si sta attrezzando per tentare di rimanere in piedi dopo il passaggio dell'onda del coronavirus. C'è però pure un'Europa che, dimostrando poco buonsenso sta continuando a pontificare, a fare progetti, a pensare più al profitto che al bene comune. Quest'ultima vive a Nyon e occupa gli uffici della UEFA. Mentre lo sport si sta fermando in tutto il continente – o almeno sta avanzando senza tifosi – nella stanza dei bottoni del pallone continentale hanno deciso di confermare le date del prossimo Europeo.

“Si partirà, come stabilito, a Roma il 12 giugno prossimo”.

«Mi sembra una scelta poco oggettiva», è intervenuto Arno Rossini.

Gli interessi in ballo, si sa, sono grandissimi. Come le pressioni...
«Certo, è chiaro; vista la situazione critica e piena di incertezze, un'apertura verso soluzioni alternative non sarebbe in ogni caso stata sbagliata. Anche perché allo stato attuale delle cose non si sa che tipo di campionato potrà esserci».

Il pericolo di contagio potrebbe protrarsi a lungo.
«Esatto. E questo, a seconda dei vari divieti imposti a una competizione itinerante, che andrà a interessare diversi stati, potrebbe spingere a far disputare le partite senza pubblico. Che sconfitta sarebbe...».

Il torneo si giocherebbe comunque.
«Ma un Europeo senza tifosi non avrebbe significato. Sarebbe come correre su una bicicletta che ha una ruota bucata. Lo spettacolo ne risentirebbe parecchio. Meglio cancellare tutto allora. O ancora meglio spostare tutto».

Posticipare di un anno?
«No, di qualche mese. Nel 2022 i Mondiali si disputeranno in autunno. Tra UEFA e FIFA potrebbero quindi pensare a un calendario alternativo, che nel biennio vada a rivedere le date di competizioni nazionali e internazionali. L'Europeo 2020 potrebbe slittare a settembre. E con esso tutto potrebbe essere ritardato di qualche settimana fino, appunto, alla kermesse in programma in Qatar».

Questo per permettere di guadagnare tempo e risolvere i problemi causati dal coronavirus?
«Anche per dare un senso all'Europeo stesso. Partendo a giugno sarà falsato».

E non per gli spettatori.
«Penso ai calciatori, ai selezionatori... è un disastro. Ipotizziamo che da aprile tutte le grandi leghe riescano a tornare a giocare a pieno regime. Anche se fosse - è non sarà semplice - recuperare i match persi per strada sarebbe comunque molto complicato. Penso alla Serie A: mancano una dozzina di giornate, da disputare tra aprile e la prima metà di maggio. Impossibile, tenendo conto che nello stesso periodo ci sono pure Champions ed Europa League. A quel punto i club avrebbero due soluzioni con i calciatori: spremerli, e aumentarne così il rischio-infortuni, o “riconsegnarli” tardi alle nazionali. In entrambi i casi, capite, i risultati sarebbero pessimi».

Di quanto tempo ha bisogno un selezionatore per lavorare con profitto su un gruppo?
«In questo caso? L'ideale sarebbe cominciare a muoversi tutti insieme tra il 15 e il 20 maggio. Non più tardi. Ma, come detto, mi sembra difficile che questa opzione sia attuabile. Un altro problema riguarda poi la condizione in cui i giocatori arriveranno alla kermesse. Quelli appena usciti da un tour de force saranno di certo spompati e non potranno aiutare completamente la loro selezione. Il valore delle squadre non sarà quindi quello “reale”. Il tutto a discapito dello spettacolo».

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