AusOpen, è sempre Sinner contro Alcaraz: «Così si perde un po' di attratività»

Il primo grande Slam dell'anno è alle porte. Ne abbiamo parlato con Claudio Mezzadri. «Mi aspetto grandi cose da Bencic. Gli altri? Con Federer e Wawrinka noi svizzeri eravamo abituati troppo bene».
MELBOURNE - Per gli appassionati di tennis, da sempre, gennaio fa rima con Australian Open. Il primo torneo del Grande Slam dell'anno, nel quale hanno trionfato anche i nostri Roger Federer (sei volte) e Stan Wawrinka (nel 2014) in campo maschile e Martina Hingis (tre volte) in campo femminile, prenderà infatti il via domenica 18.
Tra gli uomini, manco a dirlo, il favorito numero 1 sarà il vincitore delle ultime due edizioni Jannik Sinner. A contendere all'italiano il "Norm" saranno probabilmente i soliti noti: ovvero Carlos Alcaraz (a Melbourne lo spagnolo non ha però mai superato i quarti di finale), il finalista del 2025 Alexander Zverev e l'eterno Novak Djokovic che in Australia ha già trionfato 10 volte. In campo femminile, invece, la duplice vincitrice nel 2023 e nel 2024 Aryna Sabalenka cerca invece una rivincita dopo aver perso la finale dello scorso anno contro Madison Keys.
Per parlare del torneo, di favoriti, di eventuali sorprese e di molto altro, ci siamo intrattenuti con l'esperto ed ex tennista ticinese Claudio Mezzadri.
Melbourne è l'unico torneo che manca nella bacheca di Alcaraz che qui non ha mai raggiunto nemmeno la semifinale. Questo potrebbe essere il suo anno? Oppure Sinner è ancora il chiaro favorito alla vittoria finale?
«Prima o poi lo vincerà. Secondo me tra questi due è un cinquanta e cinquanta. Sempre. In ogni Slam. Come già l'anno scorso, anche quest'anno parte con la sensazione che Sinner ed Alcaraz siano uno scalino sopra a tutti gli altri. E questo toglie un po' di attrattività all'evento. È vero che le partite non sono mai facili, ma se si guarda al 2025 gli Slam li hanno vinti solo loro. E questo è un po' peccato. Per lo spettacolo e l'incertezza sarebbe bello se qualche altro giocatore potesse dire la sua».
Ecco proprio su questo punto, chi potrebbe rompere la loro egemonia? O almeno provare a intromettersi tra i due? Zverev? Djokovic?
«I nomi bene o male sono sempre quelli. Di Zverev ogni anno si dice che "potrebbe essere quello buono". "Se si sblocca può vincere lo Slam". Anche quest'anno vale lo stesso discorso, ma il tedesco ha ormai 28 anni e sebbene abbia il potenziale per trionfare, dopo un po' uno inizia anche a non crederci più. Spero però che ci saranno delle sorprese».
Tipo?
«Il primo nome che mi viene in mente è quello del brasiliano Joao Fonseca (19enne attuale numero 29 della classifica ATP, ndr). Però l'anno scorso è sembrato un po' in debito di lavoro fisico. Ci vuole del tempo, ma lui ha un potenziale enorme. Poi ci sono altri giovani interessanti. Si parla sempre, ad esempio, di Shelton. Però nessuno ha ancora la costanza e la regolarità per arrivare fino in fondo in un torneo del Grande Slam. Hanno tutti dimostrato di non avere sufficiente maturità. È un po' peccato. Perché in passato - e Wawrinka era uno di quelli - spesso c'erano "outsider" che si infilavano e davano filo da torcere ai migliori. E quindi anche gli Slam erano più interessanti. Perché già dai quarti era possibile avere dei match che erano potenziali finali».
Djokovic va ormai per i 39 anni. Può ancora dire la sua nel "suo" Grande Slam preferito? Può ancora vincerlo?
«L'anno scorso è arrivato ancora in semifinale (sconfisse Alcaraz ai quarti e poi si ritirò in semifinale contro Zverev, ndr), ma penso che Alcaraz e Sinner siano ormai fisicamente fuori portata. Anche se lui è maniacale nella cura del proprio fisico, l'età rimane. Ed è fisiologico: quando la partita va oltre le due ore e mezza la sua prestazione cala. O succede qualcosa di particolare - che può accadere soprattutto in uno Slam - o se no i valori sono quelli».
Detto degli uomini, chi sono le favorite in ambito femminile?
«Sono bene o male sempre le solite. Sabalenka. Gauff. Świątek. C'è poi qualche altra ragazza che potrebbe creare la sorpresa. La Bencic? Ha iniziato molto bene in United Cup. Mi aspetto grandi cose da lei. Perché ho sempre l'impressione che abbia ancora del potenziale non espresso. La maternità le ha comunque donato una maggiore maturità. In campo la vedo molto più sicura di sé e più tranquilla. E questo l'ha aiutata a ottenere risultati. Confido che Bencic arrivi perlomeno alla seconda settimana. Poi lì il livello si alza».
E gli altri svizzeri?
«Per gli altri la speranza è quella di passare qualche turno. Però siamo presenti. Noi svizzeri siamo stati abituati troppo bene (ride) dal periodo di Federer e Wawrinka che purtroppo credo di poter dire che non si ripeterà mai più. Teniamola nel cuore quell'era lì».
All'Australian Open ci sarà - tramite una wild card - anche la 45enne Venus Williams. Come giudica la scelta degli organizzatori di darle questa opportunità?
«Non so bene che dire. Sicuramente dietro c'è un discorso commerciale. Ma dare una wild card a lei vuol dire togliere la possibilità a un giovane. Venus ha fatto la sua bellissima carriera. Ma non trovo necessario che a 45 anni venga inserita nel tabellone principale di singolare. Avrebbe potuto giocare il doppio. O il torneo delle leggende. È una scelta che non condivido».



