Lacrime senza fine: «Siamo stati abbandonati»

A un anno di distanza dal delitto, lo sfogo dei genitori della giovane uccisa in un rustico di Lodrino: «Non abbiamo supporto psicologico. Viviamo nella tristezza».
A un anno di distanza dal delitto, lo sfogo dei genitori della giovane uccisa in un rustico di Lodrino: «Non abbiamo supporto psicologico. Viviamo nella tristezza».
LODRINO - «La nostra vita è triste. Tristissima. Ci sentiamo completamente abbandonati». Da un appartamento di Limbiate (provincia di Monza e della Brianza, in Lombardia) arriva l'urlo strozzato dei genitori di Ana Maria, la 21enne rumena uccisa il 26 gennaio 2025 in un rustico sopra Lodrino. Madre e padre non si danno pace. E a quasi un anno di distanza dal delitto sfogano tutta la loro frustrazione. «Psicologicamente siamo distrutti. Non abbiamo alcun sostegno. Non possiamo nemmeno permettercelo viste le nostre condizioni economiche».
«Avremmo voluto portare un fiore» – Al telefono abbiamo due genitori in grossa difficoltà. Vivono da oltre dieci anni in Italia, ma fanno fatica a capire certe espressioni linguistiche. A questo si aggiunge il fatto che la morte della figlia è avvenuta in un'altra nazione, la Svizzera appunto. In tutto questo tempo la coppia ha atteso che qualcuno la accompagnasse nella zona A Fórn di Lodrino, dove Ana Maria ha perso la vita. «Non è successo – afferma la mamma –. Avremmo anche voluto portare un fiore. La nostra avvocatessa non si occupa praticamente più di noi. Siamo in costante attesa di qualcosa che non arriverà mai».
I fatti – In Ticino l'inchiesta è stata chiusa e il caso è stato archiviato già a fine luglio. Escluso l'intervento di terzi. A uccidere Ana Maria è stato dunque il 27enne proprietario del rustico. Tante le coltellate inferte sulla donna che dall'Italia si era recata in Riviera per una prestazione sessuale a pagamento. Letale quella alla gola. Poco più tardi il 27enne, sotto l'influsso di cocaina, si è sparato alla testa con un fucile modificato. Per poi morire alcuni giorni dopo in ospedale.
Compagno sparito nel nulla – I genitori di Ana Maria continuano a tormentarsi anche perché non hanno più notizie del compagno della figlia. L'uomo, un rumeno residente nella zona di Cremona che quella notte la accompagnò in quel rustico, sembra svanito nel nulla. «Ha chiuso ogni contatto con noi – dice il padre –. Ha fatto perdere le sue tracce. È brutto sapere che nessuno si sta occupando di darci risposte. È come se tutti si fossero dimenticati di quello che stiamo passando».
«Abbiamo diritto di avere spiegazioni» – In particolare mamma e papà si chiedono perché quell'uomo abbia fatto entrare Ana Maria nel giro della prostituzione. «Nostra figlia era una bravissima ragazza – riprende la mamma –. Abbiamo diritto ad avere spiegazioni. Lui era il compagno. Insieme hanno avuto una figlia. Come è possibile che portasse Ana Maria a certi appuntamenti. Vorremmo sapere la verità fino in fondo. Ma non abbiamo soldi per sostenere spese legali. E quindi tutto resterà avvolto nel mistero».
La nipotina – L'unica consolazione per i genitori di Ana Maria sta nella possibilità di vedere ogni tanto la nipotina. «È affidata ai servizi sociali – sospira la mamma –. Siamo contenti di vederla almeno una volta a settimana. Abbiamo un bel rapporto. La piccola ha solo tre anni. Ha bisogno di crescere in maniera sana».
Gli effetti personali – Infine, una nota. I genitori di Ana Maria a più riprese hanno rivendicato a tio.ch il diritto di riavere gli effetti personali che la figlia indossava la notte della sua morte. Ma da noi contattato il Ministero pubblico ha fatto sapere che, in tal senso, è stato fatto tutto secondo la prassi.





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