De Martino sarà il conduttore e il direttore artistico di Sanremo 2027

Lo dice Carlo Conti, raggiungendo De Martino in platea all'Ariston.
SANREMO - Passaggio di testimone in diretta alla guida di Sanremo. Carlo Conti ha rotto la liturgia del festival per l'investitura del successore, Stefano De Martino, per il festival 2027: erano passate da poco le 23 quando il direttore artistico è sceso in platea per raggiungere il conduttore di Affari Tuoi.
«Ho un grande onore, per la prima volta accade al festival di Sanremo: posso annunciare ufficialmente che Stefano De Martino sarà il conduttore e il direttore artistico del prossimo festival di Sanremo», ha detto Conti, raggiungendo De Martino e prendendolo per mano. «È un onore vero, un gesto di generosità non scontata che ricorderò per sempre, voglio ringraziare la Rai, e ora testa bassa e pedalare», il commento di De Martino, emozionato. Si è portato la mano di Conti sul petto ("senti qua", a indicare l'emozione) e gli ha chiesto di «non spegnere il telefono».
I rumors si rincorrevano da giorni, alimentati dallo stesso Conti, che in più occasioni ha evocato la chiusura di un ciclo a conclusione del suo quinto festival, escludendo allo stesso tempo l'idea di restare soltanto alla direzione artistica. Tocca dunque a De Martino, che peraltro nel suo contratto con la Rai aveva già un'opzione per il festival e che si prepara alla doppia sfida di conduttore e direttore artistico, probabilmente affiancato da uno staff di fiducia.
«Lascio un festival in grandissima salute: non credo ci siano eventi del genere. L'anno scorso ho battuto qualche record, qualche volta si può fare di più, qualche volta meno. Ma negli ultimi dodici anni, io, Amadeus, Baglioni, abbiamo fatto un ottimo lavoro, con un crescendo costante», ha spiegato Conti tracciando un bilancio del festival, dopo aver archiviata la serata delle cover, che ha appassionato 10 milioni 789mila pari al 65.6%, il quarto share più alto dal 1995.
Conti ha ringraziato «tutti i protagonisti, i cantanti, per l'entusiasmo che hanno messo nel portare in scena i loro momenti musicali, con il sostegno della regia di Maurizio Pagnussat, delle luci di Mario Catapano, della scenografia di Riccardo Bocchini. Ringrazio anche Renzo Arbore, uno dei miei grandi maestri, che ha avuto parole lusinghiere per me».
Definirebbe il suo festival 'cristiano'? «Spero si sia visto in tutto, dai ragazzi del Piccolo Coro dell'Antoniano, a Heal the World cantata da Laura Pausini contro la guerra, dai disabili del coro dell'Anffas al collegamento con Paolo Sarullo, ma anche a TonyPitony che porta il caco sul palco. Soprattutto c'è stato il rispetto, che per me è la cosa più importante anche nei rapporti, nella vita».
Il festival è una gigantesca bolla che si nutre di se stessa, ma non è impermeabile alle tragedie del mondo: «Arrivano notizie terribili - ha detto parlando dell'attacco all'Iran, noi siamo qui a fare una festa della musica in un Paese libero e democratico. Non dimentichiamo le parole di Papa Francesco che ha detto che la terza guerra mondiale è diffusa ormai», ha sottolineato, aprendo poi la serata, insieme alle co-conduttrici Laura Pausini e Giorgia Cardinaletti, con un appello per la pace e per i bambini.



