«Ho paura che mio marito non arrivi vivo alla pensione»

Sono molte le domande dopo la morte di un agente della gestione del traffico. Il sindacato denuncia: «Non si può continuare a privilegiare il profitto a scapito della sicurezza dei lavoratori».
Sono molte le domande dopo la morte di un agente della gestione del traffico. Il sindacato denuncia: «Non si può continuare a privilegiare il profitto a scapito della sicurezza dei lavoratori».
CADENAZZO - «Era un collega di mio marito: sarebbe potuto capitare anche a lui». A due giorni dall’incidente, è giunta questa mattina la conferma della morte dell’agente di sicurezza investito nella notte del primo aprile a Cadenazzo.
Un dramma che riaccende i riflettori su un problema già noto, ma ancora irrisolto: la sicurezza sul lavoro degli agenti privati, ancora troppo spesso esposti a rischi elevati.
Tra regolamentazione e imprudenze: il settore è davvero una “giungla”?
«Quanto successo è lo specchio di un intero settore, la sicurezza privata è una giungla», ci ha raccontato Anna*, moglie di un agente, profondamente scossa dall’accaduto.
La paura, spiega, è costante: «Ogni volta che esce per andare a lavorare temo che gli succeda qualcosa. Mio marito ha paura di ripercussioni e non vuole esporsi, ma se queste situazioni non emergono, nulla cambierà».
Nel concreto, Anna denuncia «orari impossibili, salari bassi, lunghe trasferte e un ambiente di lavoro altamente stressante. Lavorano in mezzo alla strada senza adeguate misure di sicurezza, con le auto che sfrecciano a pochi centimetri da loro».
«Non si può continuare a privilegiare il profitto a scapito della sicurezza dei lavoratori»
Da anni impegnato per una migliore regolamentazione del settore è Robertino Bay, vicesegretario regionale del Sopraceneri e coordinatore del comparto agenti di sicurezza per l’Ocst. «Come sindacato insistiamo da tempo sulla necessità di garantire maggiore sicurezza a lavoratrici e lavoratori. Il mio primo pensiero va ai familiari dell'agente deceduto. Ma penso anche a chi oggi è andato al lavoro sapendo di non essere adeguatamente tutelato».
Secondo il sindacalista, negli anni qualche passo avanti è stato fatto, ma non abbastanza rispetto al numero di incidenti. «Con il cambio delle uniformi è stata introdotta una divisa ad alta visibilità con catarifrangenti. Tuttavia, a nostro avviso, si può fare di più: esistono ulteriori misure tecniche che andrebbero implementate».
Una riflessione, dunque, si impone: «Ancora una volta ci troviamo a parlare di un incidente grave in un contesto in cui i problemi sono sotto gli occhi di tutti».
Troppa concorrenza in Ticino
La ditta per cui lavorava il 62enne rimasto ferito a Cadenazzo è, purtroppo, già stata coinvolta in episodi simili. «Siamo di fronte a un settore caratterizzato da una forte concorrenza. In Ticino operano numerose aziende di sicurezza privata, con il risultato di una costante compressione dei costi».
E ancora: «È necessario intensificare i controlli sulla qualità della formazione, sui materiali e sulle misure di sicurezza: tutti elementi fondamentali per prevenire situazioni drammatiche. Non si può continuare a privilegiare il profitto a scapito della sicurezza dei lavoratori».
Il contratto collettivo di lavoro del settore prevede tre classificazioni salariali: il contratto C, con un massimo di 900 ore annue (senza garanzia di ore); il contratto B, che garantisce tra le 901 e le 1’800 ore annue; e il contratto A, fino a 2’300 ore. «Quest’ultima categoria, però - continua Bay - è ormai solo teorica: le aziende hanno progressivamente spostato i contratti verso la categoria C».
Ma c’è un altro problema: «Le aziende con meno di dieci dipendenti non sono soggette al CCL di categoria».
*Nome di fantasia, vero nome noto alla redazione








