Mezzadri elogia Stan: «Carriera straordinaria. La Davis 2014 è più sua che di Federer»

Wawrinka ha annunciato il proprio ritiro dalle competizioni alla fine di questa stagione. Ne abbiamo parlato con Claudio Mezzadri: «Riuscire a portar via tre Slam in quel periodo lì è stato qualcosa di fantastico»
LUGANO - Al termine di questa stagione si chiuderà un'era. La "golden age" del tennis svizzero. Dopo il ritiro di King Roger nel 2022, a fine 2026 toccherà all'altro pezzo da novanta della racchetta elvetica salutare il circuito. Stan "The man" Wawrinka metterà infatti fine a una carriera costellata di successi (16 titoli vinti) e impreziosita dai trionfi in tre dei quattro appuntamenti del Grande Slam (Australian Open 2014, Roland Garros 2015 e US Open 2016) e nel Masters 1000 di Monte Carlo.
Numeri da fenomeno assoluto - nel 2014 Stan si è pure issato fino alla terza posizione nella classifica ATP - che in Patria sono stati un po' "oscurati" dalla presenza (ingombrante) di Federer. Wawrinka, che sarebbe stato chiaramente il numero uno in praticamente tutte le altre nazioni (Spagna, Serbia e Regno Unito a parte), non ha però mai sofferto di questa situazione e, anzi, con Roger ha pure festeggiato un oro olimpico in doppio (Pechino 2008) e la vittoria in Coppa Davis (sempre nell'anno di grazia 2014).
Con il passare degli anni il vodese ha (ovviamente) perso un po' di smalto - l'ultimo titolo sul circuito risale al 27 maggio 2017 quando trionfò a Ginevra - ma non la sua proverbiale tenacia. E a inizio di quest'anno, durante la United Cup 2026, "Stananimal" ha tagliato un altro (incredibile) traguardo: con il successo su Arthur Rinderknech, ha infatti vinto almeno una partita del circuito ATP per la 23a stagione consecutiva, raggiungendo Rafael Nadal nella speciale classifica (solo il "solito" Federer, Gasquet e Connors hanno fatto meglio).
«Carriera straordinaria»
Per parlare dell'ultima stagione "del miglior numero 2 al mondo" e per ricordarne la carriera, abbiamo contattato l'esperto ed ex tennista ticinese Claudio Mezzadri. «La carriera di Stan è stata straordinaria. Riuscire a portar via tre Slam in quel periodo lì è qualcosa di fantastico», esordisce il già capitano di Coppa Davis. «Ho commentato tutte le sue partite più epiche. A ripensarci mi vengono ancora i brividi. Lo ringrazio personalmente per questo perché ci ha fatto vivere dei momenti favolosi».
Per la Svizzera del tennis l'era di Federer e Wawrinka è stato un po' come trovarsi nel Paese di Bengodi. «Penso che la presenza di Roger abbia giovato anche a Stan», sottolinea Mezzadri. «Perché il fatto di avere davanti un giocatore così forte, che è tuo amico e tuo connazionale, ti dà la carica. Ti stimola ulteriormente. Ti incentiva a migliorare. Un conto è arrivare lassù da soli. Un altro è avere un riferimento così importante. E io penso, conoscendo il carattere di Stan, che questo lo abbia aiutato».
La Davis del 2014
Un aiuto che è stato reciproco. Come nella storica e trionfale cavalcata del 2014, quando la Svizzera colse a Lilla la sua prima Coppa Davis. «Sono ricordi memorabili e fantastici di un torneo che non esiste più», rimembra l'ex capitano. «La Davis del 2014 - precisa - è però più di Stan che di Federer. A quel weekend Roger arrivò infatti un po' acciaccato. E venerdì perse il proprio singolare in malo modo, dopo che Stan aveva vinto il suo».
Ed è proprio dopo quella sconfitta che ci fu un episodio molto bello. «Federer - ci racconta Mezzadri - stava andando verso la sua sedia davanti a 23'000 francesi in delirio, e Stan entrò in campo, prese le sue cose e lo accompagnò fuori. Come dire "vieni via, vieni via e non ci pensare più". Fu un bellissimo gesto che diede forza a Federer e lo aiutò a reagire».
Il giorno dopo la Svizzera vinse il doppio. E poi domenica ci fu l'apoteosi. Con la vittoria di Federer su Gasquet. «Quella fu una vittoria "a tempo". Roger - ci confida Mezzadri - era veramente al limite. Successivamente mi disse: "Se il match fosse durato 10 minuti in più, sarei cascato per terra. Non ce la facevo più". La Davis è arrivata così. Con grandissimo merito di Stan».
«Combattente»
Ma che tipo di giocatore è Wawrinka? «Stan è un grandissimo combattente. Adora ancora in maniera spropositata il tennis e questa non è una cosa banale dopo 23 anni di carriera. È un giocatore che, ancora adesso, lavora tanto e si allena tanto. E questo amore per il tennis ha portato ai risultati», sottolinea l'ex tennista ticinese.
Wawrinka è un giocatore particolare e spesso assistendo ai suoi match pareva di stare sulle montagne russe. «Stan ha spesso avuto alti e bassi, anche nel medesimo match», sottolinea Mezzadri. «A inizio carriera, cominciava sempre male per poi recuperare. E questa cosa gli è rimasta per gran parte della sua carriera. Era un giocatore che sembrava cercasse proprio la battaglia. Che cercasse la partita equilibrata. Il 5-5. Il 6-6. Il terzo set al limite».
«Gran cuore»
Particolare, certo, ma anche molto amato dai tifosi. «Ha sempre dimostrato di avere grande cuore in campo», sottolinea Mezzadri. «Tranne in qualche rara occasione ha sempre dato tutto fino alla fine. Per questo, per me, Stan è un vero esempio per le nuove generazioni». Nuove generazioni che poi potranno (anche) venir ispirate dal suo rovescio a una mano. Un colpo di rara bellezza. «È sicuramente il suo marchio di fabbrica», conclude l'esperto. «Il rovescio a una mano più potente della storia del tennis».



