«Non tifo per nessuno, solo per mia sorella... La sfida fra Elena e Lara del 2023 mi aveva messo in difficoltà...»

Irene Curtoni, ex sciatrice azzurra, oggi fa la commentatrice televisiva. «Sono sempre stata una vostra vicina di casa...»
In carriera Irene Curtoni ha partecipato a quasi 200 gare in CdM, ottenendo due podi e terminando una quarantina di volte fra le prime dieci. Ha partecipato alle Olimpiadi di Pyeongchang nel 2018 e conquistato nove medaglie nazionali, fra cui sei ori.
Irene Curtoni, ex sciatrice azzurra, oggi fa la commentatrice televisiva. «Sono sempre stata una vostra vicina di casa...»
In carriera Irene Curtoni ha partecipato a quasi 200 gare in CdM, ottenendo due podi e terminando una quarantina di volte fra le prime dieci. Ha partecipato alle Olimpiadi di Pyeongchang nel 2018 e conquistato nove medaglie nazionali, fra cui sei ori.
LUGANO - Una vita intera dedicata allo sci. Prima disegnando traiettorie in slalom e gigante, le sue specialità, oggi da commentatrice come seconda voce per le gare femminili alla RSI. Il denominatore comune è sempre lo stesso: passione. La 40enne valtellinese ha deciso di raccontarsi.
Irene, siamo a un mese dai Giochi Olimpici. Come si prepara una stagione a Cinque Cerchi?
«Non ci sono grandi cambiamenti rispetto a un inverno “normale”. Nello sci sei chiamato a staccare la qualificazione per i Giochi durante la stagione di Coppa del Mondo, motivo per cui devi essere in forma già a ottobre/novembre. Bisogna cercare di arrivare in forma in febbraio, nonostante sia qualcosa di difficile da programmare. Ti dici “Mi preparo per le Olimpiadi”, ma alla fine la gara dura un minuto…».
A livello personale, hai partecipato soltanto una volta alle Olimpiadi, quelle del 2018 a Pyeongchang. Che esperienza è stata?
«Ho avuto una carriera lunga ma alla fine effettivamente ho partecipato in una sola occasione ai Giochi. Pensate che invece ho fatto sei Mondiali… Una volta ero infortunata e ho provato a esserci fino alla fine, ma a un evento del genere non vai solo per partecipare. Non avrebbe avuto senso. In un’altra occasione, invece, non ero stata selezionata per questioni tecniche. Mi sarebbe dispiaciuto parecchio chiudere la carriera senza togliermi questo sfizio. È stato bello, ho ottenuto un decimo posto in slalom e un quinto nella gara a squadre. È dunque stato come non averle fatte, visto che lì contano solo le medaglie… (ride, ndr)».
Veniamo al presente: a Cortina, al femminile, assisteremo a un derby tutto americano Vonn-Shiffrin?
«Diciamo che una è specialista nelle discipline tecniche e l’altra in quelle veloci. Ci sarà la gara a squadre, ma la mia domanda è: la faranno insieme quest’anno? Non saprei, visto che l’anno scorso ai Mondiali Mikaela non aveva voluto. Vedremo…».
Come vedi la squadra svizzera? Possiamo giocarci le nostre carte?
«Nel momento in cui si è fatta male Lara c’è stato un comprensibile momento di smarrimento all’interno del team rossocrociato. Oltre a Gut-Behrami, c’era infatti anche Corinne Suter ferma ai box (nel frattempo tornata alle gare, ndr). Poi però ci ha pensato Camille Rast a risollevare il morale a tutti, mettendo insieme delle prestazioni in slalom e gigante davvero eccellenti. Basti pensare che in gigante la Svizzera non aveva una vincitrice diversa da Lara da oltre 20 anni… Non dimentichiamoci nemmeno Wendy Holdener, che in questi appuntamenti sa sempre dire la sua. E poi c'è Jasmine Flury, campionessa del mondo del 2023 in discesa…».
Hai parlato di Lara… Fossi in lei, faresti un altro anno pensando soprattutto ai Mondiali di St.Moritz dell’anno prossimo?
«Io ho smesso nel 2021, l’anno che precedeva le Olimpiadi. Nello sci c’è sempre un appuntamento importante l’anno dopo. In generale dipenderà dalle motivazioni che ha lei, dato che non è scontato in questo sport mantenere alto il livello. Chiaramente sarebbe un peccato se smettesse in questo modo, anche se ha comunque vinto tutto. Dipenderà da come sta fisicamente ma anche mentalmente: avrà voglia di mettersi nelle condizioni di fare un’altra stagione ad alto livello? Lo sci è uno sport che ti consuma, ma oggi credo che nemmeno lei sappia se l’anno prossimo ci sarà. O, se lo sa, secondo me, è più no che sì… Ma staremo a vedere...».
Come vedi l’Italia, quest’anno padrona di casa?
«In un modo o nell’altro la squadra azzurra riesce sempre a ottenere qualcosa. Ci sono delle discipline dove si farà più fatica, penso agli slalom femminile e maschile, discipline nelle quali ci sono poche chance di medaglia. Ma in una gara secca tutto può succedere. Nelle gare veloci, invece, le probabilità di salire sul podio aumentano sensibilmente. Mia sorella Elena? Ci confrontiamo spesso e spero che possa togliersi qualche bella soddisfazione».
Sempre che alla fine partecipi davvero, che Federica Brignone dobbiamo aspettarci?
«Se dovesse esserci - e magari salire sul podio - sarebbe una storia pazzesca. E io credo che potrebbe benissimo succedere. Conoscendola, ha la testa abbastanza dura per poterlo fare».
Un accenno al maschile… Riesci a trovare un difetto a Marco Odermatt?
«È semplicemente pazzesco. In questi casi succede spesso che qualcuno non tifa nemmeno più per colui che vince troppo, ma io dico sempre che se uno è più forte è giusto che vinca tutto. In questo momento è sicuramente il più forte e a me piace vedere chi domina. Non sono deboli gli altri, è davvero forte lui. Ogni tanto sentiamo parlare di fenomeni e con lui abbiamo la conferma che esistono davvero».
Anche dopo aver smesso, lo sci ha continuato a far parte della tua vita. Come va la tua avventura nelle vesti di seconda voce alla RSI?
«Mi trovo veramente bene. Cerco di fare del mio meglio, apparire per quello che sono e di essere me stessa. Da atleta mi immaginavo un futuro da commentatrice, ma perché volevo far passare il messaggio che chi è a casa si sta guardando un vero e proprio spettacolo, facendo capire che anche coloro che stanno seguendo la gara dal divano non è in grado di raggiungere il livello di colui che ha preso cinque secondi dal primo. Cerco inoltre di metterci tantissima passione».
Irene CurtoniIn questo mestiere non è mai scontato mantenere un certo equilibrio o una certa neutralità. Tu riesci?
«Mia mamma è nata a Bellinzona ed è cresciuta in Svizzera. È quindi molto legata al Ticino. Io sono valtellinese, ma da piccola guardavo spesso le gare di sci sulla RSI. Mi sento legata al vostro Paese e sono sempre stata la vostra vicina di casa. Quando commento, tifo per la bella prestazione, non per l’italiana o per la svizzera. Ogni tanto succede che cerco di trattenermi un po’ quando scende un’italiana perché non vorrei passasse il messaggio che sono in cabina di commento a tifare per le mie connazionali. Anche se è vero che con tutte le atlete azzurre che gareggiano oggi ci sono stata in camera assieme. Le conosco bene, ma questo non significa che faccia il tifo per loro. L’unica atleta per cui tifo è mia sorella…».
Ma c'è una volta che...
«Solo una volta mi sono trovata in difficoltà ed era alle finali in Andorra nel 2023, dove mia sorella si giocava la coppetta di super G con Lara Gut-Behrami. In apertura di telecronaca ci ho tenuto a dire che avrei tifato per mia sorella, così che le cose fossero chiare».
Ti è già capitata una gaffe?
«Più che gaffe capita di sbagliare qualche pronuncia nei nomi. Come con Murisier. In amicizia, quando lo incrocio, lo saluto dicendogli ciao "Giastin" e poi in cronaca lo ripeto, sbagliando perché la pronuncia corretta è alla francese e quindi "Justèn"».
Cosa ti ha lasciato la tua carriera?
«Ho partecipato a 200 gare di Coppa del Mondo, arrivando una quarantina di volte nelle prime dieci. Questa cosa mi fa essere orgogliosa. Ogni tanto, però, mi viene la cosa contraria e penso che in certi momenti il fisico non mi è stato vicino e non ha collaborato più di tanto (Curtoni in carriera ha sofferto di problemi alla schiena, ndr). Cosa prevale? Mi tengo stretto il percorso. Messi gli sci definitivamente in garage, alla fine le coppe sono qualcosa da spolverare. Il percorso, le emozioni e le tappe della tua carriera invece restano per sempre. È un lavoro, le coppe ti determinano un guadagno, ma a livello umano ho fatto quello che ho voluto fino alla fine e questa è stata la fortuna più grande».
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