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MEDIO ORIENTE / SVIZZERA

«La Svizzera dovrebbe rinunciare al mandato di mediazione»

Israele e gli Stati Uniti hanno colpito l’Iran, riaccendendo il dibattito a Palazzo federale. Ecco cosa ne pensa Gerhard Pfister, politico del Centro esperto di politica estera
20min/Matthias Spicher
La Svizzera dovrebbe al più presto rinunciare al mandato di mediazione per gli Stati Uniti in Iran, afferma il consigliere nazionale del Centro Gerhard Pfister dopo l'attacco contro l'Iran.
«La Svizzera dovrebbe rinunciare al mandato di mediazione»
Israele e gli Stati Uniti hanno colpito l’Iran, riaccendendo il dibattito a Palazzo federale. Ecco cosa ne pensa Gerhard Pfister, politico del Centro esperto di politica estera

BERNA - Nelle prime ore di sabato mattina diversi missili hanno colpito varie città iraniane. Israele e gli Stati Uniti hanno definito l’operazione come «attacchi preventivi», mentre Teheran ha reagito quasi immediatamente avviando azioni di rappresaglia.

Questa nuova escalation coinvolge indirettamente anche la Svizzera. Dal 1980, infatti, la Confederazione rappresenta gli interessi degli Stati Uniti in Iran nell’ambito del mandato di potenza protettrice, svolgendo di fatto un ruolo di intermediaria tra i due Paesi.

AFPLa Svizzera media tra gli Stati Uniti d'America e l'Iran, come recentemente ha fatto il ministro degli Esteri Ignazio Cassis.

«Il canale svizzero, che tutela gli interessi americani in Iran nel quadro del mandato di potenza protettrice, è attivo», ha dichiarato Michael Steiner, responsabile della comunicazione del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE). «È a disposizione di entrambe le parti e funziona in entrambe le direzioni», ha precisato.

Anche in Parlamento emergono però posizioni divergenti - Gerhard Pfister, per lungo tempo presidente del Centro, ha dichiarato a 20 Minutes che la Svizzera «dovrebbe rinunciare il più rapidamente possibile al mandato di mediazione per gli Stati Uniti in Iran». Il consigliere nazionale zughese, esperto di politica estera, sostiene questa posizione da tempo e ritiene che «la situazione della Svizzera in questo conflitto stia diventando sempre più problematica», anche perché restano poco chiari gli obiettivi a breve e medio termine dell’attacco, come ad esempio un eventuale cambio di regime.

20min/Matthias SpicherLa situazione per la Svizzera in questo conflitto diventa sempre più problematica, avverte il consigliere nazionale del Centro Gerhard Pfister.

Di diverso avviso è il consigliere nazionale PLR Hans-Peter Portmann - «Da decenni l’Iran rappresenta una grave minaccia per l’intera regione mediorientale, a causa del mancato riconoscimento dello Stato di Israele, del suo coinvolgimento nel terrorismo contro l’Occidente e del massiccio riarmo delle Guardie rivoluzionarie», ha ricordato il deputato zurighese.

Il dibattito sull’utilità di questo mandato non è comunque nuovo. L’ex ambasciatore François Nordmann aveva recentemente sollevato la questione sulle colonne del Temps, osservando che Iran e Stati Uniti mantengono già contatti diretti senza il tramite svizzero e che altri Paesi, come la Turchia o l’Oman, svolgono oggi un ruolo di facilitatori. Secondo il diplomatico, il mandato affidato alla Svizzera «limita la capacità del Paese di difendere i propri interessi e di esprimersi liberamente e con fermezza su eventi come i massacri di civili».

20min/Matthias SpicherSe l'Iran dovesse fare concessioni, la Svizzera dovrebbe, con il suo mandato di potenza protettrice, offrire i suoi buoni uffici per negoziati sul nostro territorio, afferma il consigliere nazionale PLR Hans-Peter Portmann.

Se l’Iran dovesse diventare una potenza nucleare, «tutte queste minacce presenti nella regione verrebbero esportate a livello globale». Per questo motivo, secondo Hans-Peter Portmann, sarebbe comprensibile che vengano effettuati attacchi militari preventivi «per proteggere la popolazione israeliana e salvaguardare gli interessi degli Stati Uniti».

Qualora tali operazioni dovessero costringere Teheran a concessioni concrete, spetterebbe allora alla Svizzera «offrire i propri buoni uffici, nell’ambito del mandato di potenza protettrice, per avviare negoziati sul nostro territorio», sostiene il consigliere nazionale PLR.

Büchel: «Non ha senso immischiarsi in conflitti di Stati terzi» - Alla prudenza invita invece il consigliere nazionale UDC Roland Rino Büchel. La Svizzera — sottolinea — non è né una potenza regionale come l’Iran né una superpotenza come gli Stati Uniti. «In quanto piccolo Paese neutrale, non ha senso che ci immischiamo in conflitti militari tra Stati terzi», afferma il deputato sangallese esperto di politica estera.

La prossima settimana il Consiglio nazionale discuterà l’iniziativa sulla neutralità promossa dal suo partito, che mira a limitare quello che Büchel definisce «attivismo di politica estera». «Più manterremo un atteggiamento prudente, più saremo credibili come mediatori quando arriverà il momento», aggiunge.

20 minuti/Matthias SpicherPiù ci comporteremo con discrezione, meglio e con maggiore credibilità potremo comunicare quando arriverà il momento, ritiene il consigliere nazionale dell'UDC Roland Rino Büchel.

Molina (PS): «A pagare è la popolazione iraniana» - Toni decisamente critici arrivano invece dal consigliere nazionale socialista Fabian Molina. «Gli attacchi contro l’Iran violano il diritto internazionale e devono cessare immediatamente. Purtroppo non colpiranno principalmente il regime dei mullah, ma la popolazione civile iraniana, che si è opposta con coraggio al proprio governo», afferma il deputato zurighese.

Secondo Molina, «questa guerra» rischia di destabilizzare l’intera regione e di provocare migliaia di vittime. «La Svizzera deve impegnarsi con decisione per una cessazione delle violenze», conclude.

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