Divieto ignorato e stracciato, ma è legale?

Tensioni tra i proprietari di un bosco nel Luganese e alcuni cacciatori. L’Ufficio caccia e pesca: «Invitiamo sempre ad avere un comportamento rispettoso».
LUGANO - “Attenzione bosco privato con asini al pascolo, divieto di accesso ai cacciatori”. Così recitava il cartello, poi strappato (più volte), all’inizio di una foresta privata del Luganese. Per la buona pace, e la disperazione dei proprietari: «Loro se ne infischiano».
Divieti nei boschi - Il “loro” si riferisce ai cacciatori che regolarmente attraversano o si trattengono all’interno del perimetro privato. «Abbiamo gli animali al pascolo e non vogliamo che entrino: potrebbero spaventarli», spiegano.
«Ogni volta che appendiamo un cartello all’inizio della foresta, questo viene sistematicamente ignorato e addirittura strappato». Insomma, oltre al danno, la beffa. Secondo nostre informazioni, c’è persino chi si diverte a collezionare insegne e cartelli di divieto, esponendoli come trofei all’esterno della propria abitazione.
«Non so più cosa fare» - «Abbiamo perso la speranza e abbiamo smesso di segnalare i divieti. Capisco chi è solo di passaggio, ma se si trovano davanti una preda la uccidono». Per cercare di arginare il problema, i proprietari si sono rivolti al guardiacaccia e alla polizia. La risposta? «Se il bosco non è recintato, i cacciatori possono entrare».
Ma è davvero così? Lo sfogo della proprietaria solleva una questione più ampia: per legge, è possibile recintare e impedire l'accesso all'interno di un bosco privato? «In Svizzera vige il diritto di libero accesso al bosco (a piedi) a chiunque indipendentemente dalle condizioni di proprietà». A fare chiarezza Adrian Oncelli, capoufficio cantonale della pianificazione forestale, della selvicoltura e della protezione del bosco. «Sono vietate le recinzioni o altre costruzioni che ne limitano l’accesso. Inoltre, per la realizzazione di una recinzione è necessaria una procedura edilizia».
Parola alle autorità - Esistono però alcune eccezioni: «Il Cantone, per motivi di interesse pubblico può limitare l’accesso. Questo è il caso per la protezione di biotopi particolari, per proteggere specie particolarmente delicate, nelle riserve forestali, per necessità specifiche del bosco, delle sorgenti o in casi di pericolo per la vita umana».
In sostanza, non è possibile impedire fisicamente l’accesso al bosco. «L’attività venatoria, nell’ambito della gestione degli ungulati, è fondamentale per il bosco e la sua rinnovazione. Un’eccessiva presenza di ungulati può compromettere lo sviluppo della rinnovazione naturale e compromettere le funzioni esercitate dal bosco, in particolare la funzione di protezione che è particolarmente importante per la sicurezza del nostro territorio».
«Mai avuto problemi» - Dall’Ufficio caccia e pesca fanno sapere che «non abbiamo mai avuto problemi o segnalazioni di incompatibilità tra l’attività venatoria e i proprietari forestali».
Le autorità invitano comunque «sempre i cacciatori ad avere un comportamento rispettoso ed etico verso l’altra utenza e i proprietari forestali».



