L'amica: «Era fidanzata con il figlioccio di Moretti. Quella sera non avrebbe dovuto servire ai tavoli»

La famiglia di Cyane Panine, morta nell’incendio del Le Constellation, chiede giustizia dopo le accuse ingiuste e il dolore per la perdita.
CRANS-MONTANA - All’inizio era stata additata quale responsabile del disastro. Cyane Panine, la “ragazza con il casco” che nei video sembrava accendere l’inferno tra champagne e fontanelle e che è morta nell’incendio del “Le Constellation” a Crans-Montana, in realtà è una vittima.
«Non era stata informata dei rischi del soffitto né aveva ricevuto alcuna formazione sulla sicurezza», spiega l’avvocata Sophie Haenni, rappresentante della famiglia, al Corriere della Sera.
Secondo il padre della ragazza, J.*, Cyane «Quando è scoppiato l’incendio voleva far scappare anche i clienti. Purtroppo quella maledetta porta era chiusa», racconta distrutto.
La famiglia è segnata dal dolore e dalle immagini circolate per giorni, che hanno alimentato le accuse. Anche la madre e la sorella parlano di una vita spezzata per sempre: «Non festeggerò mai più un Capodanno».
Il corpo della 24enne, completamente carbonizzato, è stato identificato solo dopo tre giorni. Ma l’amica C.*, 20 anni, aveva capito subito: «Avevo visto il suo corpo a terra e mi ero avvicinata, per dirle “coraggio, andrà tutto bene”, ma il mio fidanzato mi ha tirato via. “Non c’è più niente da fare è morta”, mi ha detto. Non ci potevo credere, non ci credo neanche adesso». Le due si conoscevano da sempre, entrambe di Sète, nel sud della Francia, e da anni lavoravano come stagionali in Vallese.
In famiglia nessuno poteva pensare a un destino simile: «Era in una stazione sciistica di lusso — si tormenta il padre — non ci si aspetta una tragedia del genere. Mia figlia lavorava lì e io ero tranquillo».
Cyane amava viaggiare: da bambina aveva girato il mondo in barca con la famiglia fino alla Polinesia. Anche sulle Alpi era diventata “di casa”, cresciuta come una figlia da Jacques Moretti e si era appena fidanzata «con il figlioccio del capo», aggiunge l’amica.
La notte della tragedia, secondo l'avvocata, non avrebbe dovuto servire ai tavoli, ma Jessica Moretti l'ha mandata nel seminterrato ad aiutare i colleghi. «C’erano 16 bottiglie di champagne da consegnare, o una cosa del genere», ricorda l'amica. Durante una consegna scenografica di bottiglie di champagne, con maschere e fiamme, il fuoco ha attecchito ai pannelli del soffitto. Tra camerieri mascherati «da coniglio» o «da clown», stando alle testimonianze. Mentre a Cyane è toccato «il casco nero da moto, o da astronauta».
Lì, mentre la 24enne era «sulle spalle di un altro cameriere», le fiamme dalle bottiglie hanno incendiato i pannelli fonoassorbenti del soffitto.
Secondo l’avvocata, il rogo potrebbe essere stato causato dall’accensione simultanea di numerose fontanelle. In ogni caso, sottolinea, la strage — 40 morti e oltre cento feriti — sarebbe stata evitabile se le norme di sicurezza fossero state rispettate.
«Quando è scoppiato l’incendio — ricorda l'amica — il mio ragazzo mi ha afferrato e siamo scappati, e Cyane non l’ho più vista. Avrei dovuto tornare indietro».
*nomi noti alla redazione.



