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SANT'ANTONINO

«Così stento ad arrivare a fine mese. La scuola dell’infanzia non mi viene incontro»

Tanta delusione per una mamma single che lavora al 100%. «Problema diffuso», conferma l'Associazione ticinese delle famiglie monoparentali e ricostituite.
Deposit (simbolica)
«Così stento ad arrivare a fine mese. La scuola dell’infanzia non mi viene incontro»
Tanta delusione per una mamma single che lavora al 100%. «Problema diffuso», conferma l'Associazione ticinese delle famiglie monoparentali e ricostituite.

SANT'ANTONINO - «Sono anni che pago asili nidi e preasili. E anche se mia figlia ha quattro anni, siccome il servizio pubblico non mi viene incontro, dovrò farmi carico di un altro anno di retta piena. Così arrivo a stento a fine mese». A riferirlo a Tio/20Minuti è una mamma single residente a Sant’Antonino. 

La 38enne, impiegata al 100%, si dichiara delusa dalla scuola dell’infanzia ticinese: «Nessuna comprensione per noi famiglie monoparentali». 

Ma partiamo dal principio. Fino a pochi mesi fa la nostra lettrice viveva con sua figlia, nata nel dicembre del 2021, in Valle di Blenio. Intanto lavorava però a Sant’Antonino e la distanza stava diventando un problema.

Un trasloco lampo - «In Valle di Blenio, per via degli orari e del mio lavoro, avrei avuto difficoltà a inserire mia figlia alla scuola dell’infanzia, perché non ho nessuno che può aiutarmi», spiega. «A fine luglio ho quindi iniziato a valutare un trasferimento e ho contattato il Comune di Sant’Antonino per capire se sarebbe stato fattibile inserirla lì. Loro mi hanno detto di sì, che non c’era problema, ma che avrei dovuto fare tutto velocemente». E così è stato. «Ho traslocato in tutta fretta, pagando anche un sacco di soldi al padrone di casa per la disdetta anticipata».

«Ho chiesto una deroga, ma è stata respinta» - A questo punto, però, il meccanismo si inceppa. «Quando sono arrivata a Sant’Antonino mi hanno detto “Ah, ci siamo accorti che la bambina è nata a dicembre, quindi non possiamo ammetterla nell’anno obbligatorio”», ci dice la 38enne. «Ho scritto al Comune e ho chiesto una deroga, chiedendo che venisse ammessa almeno da gennaio, ma è stata respinta». 

«Quegli orari per me sono impossibili» - La bambina, tuttavia, avrebbe potuto accedere alla scuola dell’infanzia nel cosiddetto "anno facoltativo". «Vero, ma la direttrice mi ha detto “se te la prendo, e non è detto che te la prendo, fino alle vacanze dei morti la frequenza è di quattro mattine a settimana, dalle 8 alle 11”. Io ho spiegato che lavoro al 100% e che per me questi orari rappresentano un problema, ma lei ripeteva “questa è la legge” e mi ha esortata a rivolgermi al servizio di doposcuola».

Il doposcuola, però, prende il via solo dalle 15.30. «E io cosa faccio io tra le 11 e le 15.30?!».

La 38enne prova dunque a cercare altre soluzioni. «Ho preso contatto con diverse mamme diurne, ma non ne ho trovata nessuna libera che coprisse la zona di Sant’Antonino». 

Spese su spese - Non le rimane dunque che gettare la spugna. «Ho dovuto nuovamente cercare un preasilo, con tutte le spese che ne conseguono. Parliamo di 1’200 franchi al mese di retta. E onestamente trovo assurdo che mia figlia possa iniziare la scuola dell’infanzia solo il prossimo settembre, a quasi cinque anni».

Ma a indispettire ancora di più la 38enne è il fatto che a quanto pare altre scuole dell’infanzia sarebbero più flessibili. «Ho un’amica che lavora in un asilo del Mendrisiotto e mi ha detto che nella loro struttura ci sono bambini più piccoli di mia figlia che frequentano già a tempo pieno. E lì io mi dico “ma come è possibile?”. Come mai ci sono Comuni così accomodanti e altri che vogliono metterti i bastoni tra le ruote?». 

Abbiamo quindi chiesto spiegazioni proprio al Comune di Sant’Antonino, che ci ha fatto parlare direttamente con Aline Bernasconi, direttrice dell'Istituto scolastico di Sant'Antonino.

Un'evoluzione graduale - «Ho spiegato alla mamma che i piccoli che entrano nell’anno facoltativo frequentano quattro mattine a settimana fino alle vacanze dei morti», sottolinea. «In queste settimane si vede un po’ come evolve il bambino, se vive bene l’ambiente scolastico e i suoi ritmi, così da valutare poi un incremento. Fondamentale è il dialogo con i genitori e le loro aspettative: ogni situazione è discussa con un colloquio a fine ottobre e, in collaborazione (scuola - famiglia), si decide l’aumento di frequenza. In ogni caso, salvo situazioni particolari, entro il 31 marzo tutti i bambini devono frequentare a tempo pieno».

«Lo prevede la legge» - Qui, però, nasce il problema. «Ad agosto la signora mi ha detto che le quattro mattine a settimana per lei non andavano bene, perché lavora a tempo pieno. Io però non ci posso fare molto…la legge prevede almeno due settimane a tempo parziale, e solo in seguito si può valutare un’accelerazione di frequenza».

In effetti, secondo le direttive sulla frequenza nella scuola dell’infanzia, «la frequenza settimanale per tutti gli allievi che per la prima volta iniziano a frequentare la scuola dell’infanzia è di quattro mezze giornate senza refezione», e questo per «le prime due settimane» dell’anno scolastico. Dopodiché «nel rispetto dei bisogni e delle caratteristiche che l’allievo manifesta a scuola, la frequenza viene rivalutata». 

«Non è un sistema à la carte» - Le deroghe, inoltre, non sono ammesse: «La scuola dell’infanzia di Sant’Antonino, come tutte le scuole dell’infanzia del cantone, deve sottostare a regolamenti superiori che non prevedono questo genere di variazioni da adattare singolarmente», sottolinea la direttrice, precisando che «non è un sistema che si può adattare à la carte».

Certo, legge o non legge, il sistema può risultare rigido, soprattutto per le famiglie monoparentali. E fa strano pensare che la bambina, in fin dei conti, inizierà la scuola dell’infanzia a quasi cinque anni. «Le cose sono cambiate con l’entrata in vigore del concordato Harmos, a cui dobbiamo attenerci», conclude Bernasconi.

«Problematica diffusa» - Ma quanto sono diffuse le problematiche riscontrate dalla nostra lettrice? Parecchio, secondo Alessia Di Dio, coordinatrice dell'Associazione ticinese delle famiglie monoparentali e ricostituite.

«Per quanto riguarda l'inserimento dei bambini nell'anno scolastico facoltativo, la flessibilità delle scuole dell’infanzia dipende da vari fattori e le famiglie osservano spesso differenze tra le sedi. Naturalmente si può capire che, in presenza di classi già molto numerose, sia complicato per le docenti della scuola dell’infanzia garantire degli inserimenti rapidi per i più piccoli dell’anno facoltativo», premette.

«È vero però», osserva Di Dio, «che questo è un problema che riscontriamo di frequente. La vostra lettrice non è l’unica mamma che si trova in difficoltà con la conciliabilità famiglia-lavoro durante il famoso anno facoltativo, anzi. Questo perché i tempi di inserimento possono prolungarsi anche su più mesi, fino a fine marzo».

Non incentivato il lavoro ad alta percentuale - Diffuso è anche il dilemma professionale. «Quando si è madri single non è sempre così incentivante lavorare ad alte percentuali (magari con bassi stipendi) pagando costi elevati per la custodia dei figli, quando ci sono altri aiuti sociali a cui si avrebbe diritto lavorando a percentuali inferiori. Capita quindi spesso che delle mamme che si rivolgono a noi a un certo punto si fanno due calcoli e si dicono “se resto a casa o riduco la mia percentuale, a fine mese mi trovo circa con la stessa cifra, ma lo stress è minore"».

Detto questo, per Di Dio è importante sottolineare che «quando si interrompe per più anni un’attività professionale il rientro non è quasi mai semplice. Per questo noi consigliamo alle mamme di tenere sempre un piede nel mondo del lavoro».

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