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Il futuro è incerto

L’avvocato che ha combattuto la WADA è sicuro
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Il futuro è incerto
L’avvocato che ha combattuto la WADA è sicuro
Il campione italiano rischia un lungo stop.
SPORT: Risultati e classifiche
MONTE CARLO - Ha fatto incetta di trofei, ha vissuto una stagione magica ma, meticoloso e ambizioso com’è, Jannik Sinner non si fermerà troppo a festeggiare. L’obiettivo di questi giorni è quello di godersi un po’ la famiglia, è vero; ma ...

MONTE CARLO - Ha fatto incetta di trofei, ha vissuto una stagione magica ma, meticoloso e ambizioso com’è, Jannik Sinner non si fermerà troppo a festeggiare. L’obiettivo di questi giorni è quello di godersi un po’ la famiglia, è vero; ma “attivamente”. Con base la sua casa di Monte Carlo, il pensiero è infatti quello di riprendere ad allenarsi in vista del 2025. Un anno nel quale dovrà provare a confermarsi re degli Australian Open e degli US Open (fermandoci giusto agli Slam), ma anche un anno nel quale dovrà vedersela con la WADA per l’ormai famoso caso Clostebol. E quella contro l’Agenzia mondiale antidoping potrebbe essere la partita più dura per il campione italiano, che a questo punto non è più padrone del suo futuro.

Di più, presentato ricorso al TAS, l’organo con sede in Canada potrebbe arrivare a chiedere una squalifica di un anno. Di ciò è abbastanza certo Tim Fuller, avvocato australiano che qualche anno fa si scontrò proprio con la WADA - vincendo - durante la difesa della connazionale Shayna Jack. Nel caso della nuotatrice, il legale riuscì a dimostrare che la positività al Ligandrol era dovuta a una contaminazione. Per quel che riguarda Sinner, invece… 

«Credo che la decisione di non colpevolezza o negligenza presa dall’International Tennis Integrity Agency (ITIA), dopo l’indagine condotta e il processo davanti a un tribunale indipendente, verrà ribaltata in appello. Credo insomma che a Sinner verrà imposta una squalifica - ha spiegato Fuller al Sydney Morning Herald - Questo è comunque un caso davvero molto insolito. La WADA accetta che l'assunzione del Clostebol, la sostanza proibita, non sia stata frutto di un'azione intenzionale, ma contemporaneamente sostiene che tu atleta hai o hai avuto un certo grado di colpa o negligenza per quanto accaduto. E questo perché tu, in quanto professionista, hai la responsabilità finale. E quella è una responsabilità oggettiva. Tu atleta ha quindi dimostrato colpa e negligenza nelle tue azioni. Più che altro tutto si definirà intorno al reale grado di colpa o negligenza. Per quello che si parla di una sanzione di uno o due anni. La prima pena, quella più “leggera”, verrebbe comminata se fosse conclamato un basso grado di negligenza da parte di Sinner».

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