Settimana contro il razzismo: il virus invisibile

Usman Baig - Membro Comitato cantonale I Verdi
In occasione della Settimana contro il razzismo, siamo abituati a puntare il dito contro l'odio esplicito, le grida
nelle piazze o le discriminazioni palesi. Eppure, la sfida più grande non è fuori di noi, ma dentro. Dobbiamo
avere il coraggio di ammetterlo: siamo tutti potenzialmente razzisti.
Il razzismo non è sempre un atto violento e dichiarato; spesso è un virus invisibile che viaggia nell'aria che
respiriamo, nei discorsi che ascoltiamo fin da piccoli, nei media e nei luoghi comuni. È una contaminazione
sottile che si annida nei nostri automatismi mentali, pronta a scattare quando meno ce lo aspettiamo. Come ricordava Nelson Mandela, "Nessuno nasce odiando i propri simili a causa della razza, della religione o della
classe sociale a cui appartengono"; l'odio si impara, ma proprio per questo possiamo e dobbiamo imparare a
disimpararlo, sviluppando una capacità di pensiero critica e vigile sui nostri stessi pregiudizi. Occorre sviluppare una nuova capacità di pensiero - riconoscere di essere a rischio - non serve a colpevolizzarci, ma a renderci vigili. Dobbiamo imparare a sviluppare un senso critico che metta in discussione i nostri stessi pregiudizi.
Non basta definirsi brave persone; occorre uno sforzo quotidiano per disinnescare quegli atteggiamenti mentali che ci portano a vedere l'altro come un pericolo o un’inferiorità. Per sconfiggere questa deriva, occorre coltivare uno sguardo aperto e accogliente, fondato sulla reciprocità e sul principio cardine della nostra Costituzione che siamo tutti uguali.
Non basta dichiararsi non razzisti a parole; serve una visione del mondo che riconosca nell'altro la stessa dignità e gli stessi diritti che pretendiamo per noi stessi. Questa uguaglianza non è un concetto astratto da celebrare una volta l'anno, ma un muscolo civile che va allenato quotidianamente per trasformare la diversità da ostacolo a risorsa condivisa. La vera lotta al razzismo si combatte nei piccoli gesti e nei luoghi della nostra vita: in famiglia, in ufficio, per strada o in vacanza.
È una scelta di coerenza che ci impegna a discutere e difendere gli stessi valori in ogni contesto, abbattendo i muri dell'indifferenza e della superiorità. Solo trasformando l'accoglienza in un atteggiamento quotidiano possiamo sperare di sradicare quel pregiudizio che, se non monitorato, rischia di inquinare ogni nostro rapporto umano.



