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LUCA TORTI

L’Ucraina all’inizio del quinto anno di guerra

Luca Torti, coordinatore Comitato di solidarietà con l’Ucraina.
AFP
Fonte red
L’Ucraina all’inizio del quinto anno di guerra
Luca Torti, coordinatore Comitato di solidarietà con l’Ucraina.

Il 24 febbraio del 2022 l’esercito russo ha scatenato una guerra globale contro l’Ucraina con il chiaro intento di riprendersi un territorio che Putin e i suoi fedelissimi hanno sempre considerato come parte integrante della Russia.

L’Ucraina è uno stato indipendente e riconosciuto dalla comunità internazionale dall’ormai lontano dicembre 1991, quando il 90% dei cittadini approvò il referendum a sostegno dell’indipendenza. I favorevoli vinsero anche in Crimea. Dopo quattro anni di guerra e all’inizio del quinto, la situazione della popolazione ucraina è drammatica, mentre l’esercito di Putin continua a colpire con bombardamenti intensi l’intero Paese, privilegiando obiettivi civili (centri abitati, quartieri residenziali, ospedali, scuole) e infrastrutture energetiche (centrali elettriche, depositi di carburante,…). Questa violenza si accompagna ad una narrazione russa fatta di buone intenzioni, di volontà di raggiungere un accordo per porre fine alle sofferenze.

L’arrivo di Trump alla presidenza degli Stati Uniti ha reso ancora più difficile per l’Ucraina far fronte e resistere all’aggressione, in quanto il presidente statunitense ha da subito instaurato un rapporto privilegiato con Putin e messo sulle spalle degli ucraini le responsabilità della guerra. In questo cinico tentativo di annientare i diritti all’autodeterminazione di un intero popolo, di concordare con Putin una spartizione di sfere di influenza a livello internazionale e di raccoglierne i vantaggi economici, il popolo ucraino e quello russo ne pagano il prezzo più elevato.

Alle centinaia di migliaia di morti, feriti, dispersi, prigionieri, si aggiungono le terribili condizioni dei civili, il drammatico impatto ambientale sul territorio ucraino, la riduzione di ogni spazio democratico di contestazione in Russia, l’incarcerazione di chi si oppone alla guerra di Putin e un’economia russa che ormai si basa esclusivamente sulla produzione di armamenti e che produce un livello molto alto di povertà tra le fasce più fragili della popolazione.

I comitati di solidarietà con l’Ucraina presenti in molti Paesi, così come il nostro, rivendicano il diritto di questo popolo di continuare a difendersi contro l’aggressione e il diritto di decidere riguardo a qualsiasi trattativa o negoziato per porre fine all’aggressione. Nessuno si potrà sostituire alle ucraine e agli ucraini, nessuno potrà imporre nulla senza il loro consenso. Putin dovrà rispondere delle sofferenze inflitte ad un popolo intero e ripagare i danni enormi provocati da questa invasione. Una pace giusta, invocata da molte parti e urgente, non potrà prescindere da tutto questo.

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