Scontri nel Nagaland: 13 civili uccisi dalla polizia

«La causa della sfortunata perdita di vite umane è oggetto di indagine ai massimi livelli» hanno dichiarato le autorità
NEW DELHI - Le forze di sicurezza indiane hanno ucciso ieri 13 civili nello Stato nordorientale del Nagaland dopo aver sparato contro un camion e successivamente aperto il fuoco sulla folla che si era radunata per protestare contro l'attacco: lo ha reso noto oggi la polizia.
«La situazione nell'intero distretto di Mon è molto tesa in questo momento - ha detto un agente di polizia del Nagaland, Sandeep M. Tamgadge -. Abbiamo 13 morti confermati, tra cui un lavoratore proveniente da un altro Stato». L'episodio è avvenuto vicino al confine con la Birmania.
Secondo la polizia i soldati hanno preparato ieri pomeriggio un'imboscata per catturare un gruppo di insorti attivi nella zona e per questo hanno sparato contro il camion uccidendo sei operai che si trovavano a bordo del mezzo e che stavano rientrando nelle loro case.
Successivamente, i familiari delle vittime ed i residenti del villaggio hanno trovato i corpi degli operai ed hanno affrontato i soldati, che hanno di nuovo aperto il fuoco uccidendo altre sette persone e ferendone nove, ha detto Sandeep M. Tamgadge.
Da parte sua, l'Esercito indiano ha reso noto in un comunicato che durante lo scontro con la popolazione alcuni soldati sono rimasti feriti e uno ha perso la vita. L'Esercito ha precisato che i soldati hanno agito sulla base di informazioni di "intelligence credibili", secondo cui gli insorti erano attivi nella zona e per questo avevano organizzato l'imboscata per intercettarli. «La causa della sfortunata perdita di vite umane è oggetto di indagine ai massimi livelli e verranno prese le misure appropriate», recita la nota.
Il premier dello Stato del Nagaland, Neiphiu Rio, ha lanciato un appello alla calma e ha annunciato un'indagine sull'episodio. «Lo sfortunato incidente che ha portato all'uccisione di civili a Oting, (nel distretto di) Mon, è altamente condannabile», ha affermato Rio su Twitter lanciando un «appello per la pace» a tutte le parti in causa.




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