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GERMANIA

Merz mette i siriani alla porta

Il cancelliere tedesco: «La guerra civile in Siria è finita. Possiamo iniziare con i rimpatri»
dpa
Fonte ats
Merz mette i siriani alla porta
Il cancelliere tedesco: «La guerra civile in Siria è finita. Possiamo iniziare con i rimpatri»

BERLINO - "La guerra civile in Siria è finita. Non ci sono più motivi per richiedere asilo in Germania e quindi possiamo iniziare con i rimpatri": lo ha affermato il cancelliere tedesco Friedrich Merz, ribadendo come sia necessario che i siriani stessi prendano parte alla ricostruzione del loro paese.

Merz ha provato così a imporsi in una discussione che minaccia di dividere ulteriormente la maggioranza in Germania. I problemi sono iniziati con la visita del ministro degli esteri Johann Wadephul in Siria e in particolare in un quartiere di Damasco particolarmente colpito dalla guerra civile e in parte distrutto.

Wadephul ha osservato che al momento un ritorno di tanti siriani dalla Germania in patria sarebbe effettivamente difficile: "qui davvero pochissime persone possono vivere in modo dignitoso", ha osservato il ministro.

La frase non è piaciuta ai suoi colleghi di partito e, in particolare, a quanti intendono avviare al più presto l'espulsione di criminali verso la Siria e l'Afghanistan, obiettivo del ministro dell'interno Alexander Dobrindt.

I due ministeri hanno provato a chiarire che non c'è un conflitto nel governo perché si tratta di due situazioni diverse: il ministro degli esteri si riferiva a rimpatri volontari di quanti hanno ottenuto asilo in Germania, senza riferirsi alle espulsioni di criminali, per le quali esistono delle procedure specifiche.

Ma con tutta evidenza il problema è più ampio: parte della CDU vuole una politica migratoria più dura e, dunque, non accettare più richieste di asilo e rimpatriare tutti coloro che hanno ricevuto una protezione temporanea in Germania.

La discussione nella CDU-CSU e nella coalizione è quindi tutt'altro che conclusa ed è probabile che sia destinata ad andare avanti nei prossimi giorni, quantomeno per definire una posizione unitaria del governo e della maggioranza.

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