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SPAGNA
10.04.2021 - 22:300
Aggiornamento : 22:46

Caso AstraZeneca: aumentano le persone che non si vaccinano

Timore, confusione o incertezza: in molti sembrano non fidarsi del preparato: l'esempio della Spagna

«C'è chi pensa che fare il vaccino di AstraZeneca sia un male, quando in realtà è il contrario» ha ribadito un'esperta

MADRID - Le ultime notizie attorno al preparato di AstraZeneca sembrano aver avuto un certo effetto sui cittadini dell'Unione europea, e in particolare della Spagna.

Infatti, per quanto riguarda gli ultimi appuntamenti con il preparato realizzato ad Oxford, molte regioni autonome spagnole hanno notato un forte calo della percentuale di vaccinati.

La comunità autonoma di Madrid ha dichiarato che due terzi di coloro che sono stati chiamati non si sono presentati (le settimane prima, la percentuale era minima: attorno al 3%), a La Rioja, invece, è il 20% a non essersi fatto vivo, mentre Castilla-La Mancha ha riportato un calo del 15,5%. Altre regioni, dal canto loro, non hanno notato nulla. In generale, le vaccinazioni sono calate del 7% in 24 ore.

Oltre alle dichiarazioni dell'Agenzia europa per i medicinali (Ema), che ha dichiarato che un nesso tra i casi di trombosi e la vaccinazione con AstraZeneca «è possibile», ad aver causato una tale esitazione, secondo i quotidiani spagnoli, potrebbero essere anche i continui cambiamenti delle autorità.

Infatti, i criteri per l'applicazione del vaccino realizzato ad Oxford sono cambiati più volte negli ultimi giorni: il suo uso è ora consentito per le persone di età compresa tra i 60 e 69 anni, mentre mercoledì era stato deciso che sarebbe stato somministrato solo alle persone tra i 60 e i 65.

«C'è molta incertezza»

In questa situazione, alcuni specialisti interpellati dal quotidiano El País si trovano d'accordo. Inmaculada Cuesta, del Consiglio Generale d'Infermeria (CGE), sostiene che «più che paura c'è una certa incertezza, oltre che molto disorientamento e tanta disinformazione».

Infatti, secondo l'esperta, «c'è chi pensa che fare il vaccino di AstraZeneca sia un male, quando in realtà il vero male è non farlo». Anche Carmen Cervera, della Società Spagnola di Immunologia, non dubita che le decisioni degli ultimi giorni dell'Ema e delle autorità spagnole abbiano avuto un impatto sulla popolazione: «Bisogna però concentrarsi su ciò che è importante, dobbiamo seguire le raccomandazioni dell'Ema come ha fatto il Regno Unito», dove, sottolinea l'esperta, si vedono già i risultati per quanto riguarda i morti per Covid e le riaperture.

Sulla stessa linea anche il Presidente del Collegio Ufficiale dei medici delle Isole Baleari, José Manuel Valverde, che ha ribadito che non c'è un miglior o un peggior vaccino, e nessun farmaco è innocuo: l'importante è sempre valutare l'equilibrio tra rischio e beneficio. Come d'altronde ha sempre sottolineato anche l'Ema.

Nel frattempo, in molti paesi la campagna vaccinale ha accelerato di molto negli ultimi giorni, ciò che però potrebbe scontrarsi, un'altra volta, con la limitata quantità di dosi disponibile nelle riserve degli Stati Ue. Come ha dichiarato al portale Corriere.it Matteo Villa, ricercatore dell’Ispi, con i tagli alle dosi di AstraZeneca, i rinvii del preparato di Johnson & Johnson e Janssen e le consegne «esigue» di Pfizer, il tetto della disponibilità sarà presto raggiunto, e le somministrazioni potrebbero quindi di nuovo rallentare.

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