Keystone
MYANMAR
24.05.2020 - 20:350

«Fermata la persecuzione dei Rohingya»

La Birmania ha assicurato all'Aja di aver messo fine a ogni atto persecutorio contro la minoranza musulmana.

Il rapporto risponde a una richiesta fatta dalla Corte penale lo scorso gennaio quando il tribunale ha accolto un'istanza di "genocidio" depositata dal Gambia.

NAYPIDAW - La Birmania assicura di aver messo fine a ogni atto persecutorio contro la minoranza musulmana dei Rohingya in un rapporto depositato presso la Corte penale internazionale (Cpi) dell'Aja, che aveva raccomandato alla Birmania di dimostrare di voler tutelare la minoranza dopo aver iniziato un'indagine per "genocidio".

Nel rapporto il governo birmano afferma di aver ordinato ai militari di far cessare ogni atto di violenza, vietando loro di distruggere le prove e proibendo anche l'odio etnico. I contenuti del documento sono stati anticipati da una fonte, che ha chiesto l'anonimato, del ministero degli esteri birmano all'agenzia di stampa turca Anadolu.

Il rapporto, dice la fonte, riporta tre direttive impartite in aprile dal presidente Win Myint ai militari, accusati dagli osservatori di essere gli autori delle violenze, che hanno obbligato alla fuga nel vicino Bangladesh oltre 750.000 Rohingya, e del governo locale dello stato di Rakhine. La prima direttiva impone di non distruggere prove eventuali di genocidio, la seconda d'impedire a chiunque di compiere atti di violenza e atti di genocidio contro i Rohingya e la terza d'impedire i discorsi d'odio nei loro confronti.

Il rapporto depositato risponde alla richiesta della Corte penale alla Birmania di dimostrare di voler proteggere la minoranza, dopo che lo scorso gennaio il tribunale ha accolto un'istanza di "genocidio" depositata dal Gambia: accusa che la Birmania nega, come ha voluto assicurare di persona la leader de facto Aung San Suu Kyi, volata all'Aja lo scorso dicembre.

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