Keystone
PAESI BASSI
11.12.2019 - 10:470
Aggiornamento : 12:29

«L'accusa di genocidio è errata»

Davanti alla Corte dell'Aja, Aung San Suu Kyi ha negato che il Myanmar abbia messo in atto una pulizia etnica nei confronti della minoranza musulmana dei Rohingya

di Redazione
ats ans

L'AJA - La leader birmana Aung San Suu Kyi ha sostenuto oggi davanti alla Corte penale internazionale dell'Onu all'Aja che l'accusa di "genocidio" nei confronti della minoranza musulmana dei Rohingya è «incompleta ed errata». Lo riportano i media internazionali. L'Onu ha apertamente accusato il Myanmar (ex Birmania) di pulizia etnica.

I problemi nello Stato di Rakhine, dove vivono molti Rohingya, risalgono a centinaia di anni fa, ha commentato Aung San Suu Kyi. La leader birmana, nella sua veste di testimone, ha poi riconosciuto che i militari del Paese potrebbero avere usato una forza sproporzionata a volte, sottolineando che se hanno commesso crimini di guerra «verranno perseguiti».

La Birmania è impegnata nel rimpatrio in sicurezza dei Rohingya che hanno lasciato Rakhine, ha proseguito Suu Kyi, esortando la Corte ad evitare di prendere qualsiasi misura che potrebbe aggravare il conflitto. Come è noto, migliaia di Rohingya sono stati uccisi e oltre 700'000 si sono rifugiati nel vicino Bangladesh durante la repressione del 2017 nel Paese a maggioranza buddista. Il governo ha sempre sostenuto di dover far fronte alla minaccia di estremisti nello Stato di Rakhine e Suu Kyi ha appoggiato questa versione, definendo le violenze un «conflitto armato interno provocato da attacchi contro postazioni di polizia».

La premio Nobel per la pace, che di fatto è la leader del Paese dall'aprile 2016, non ha il controllo sui militari ma è stata accusata dall'Onu di essere loro «complice».

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