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STATI UNITI
06.03.2017 - 16:300

Non c'è nessuna "epidemia di autismo"

Le cifre segnalano un aumento esponenziale di casi, ma secondo gli esperti la causa è un cambio nel metodo di diagnosi

NEW YORK - A dispetto delle cifre che danno un aumento esponenziale non c'è nessuna 'epidemia di autismo' negli Usa, ma solo una serie di circostanze che portano a definire come 'sindrome dello spettro autistico' un insieme di condizioni che prima non ne facevano parte. Lo afferma un articolo pubblicato da Scientific American.

Le ultime stime del Cdc (Centers for Disease Control and Prevention) sulla prevalenza dell'autismo danno un valore di 1 bambino su 68, in aumento del 30% rispetto al 2008 e del 150% rispetto al 2000.

Il trend è in aumento in realtà dagli anni '90, spiega Maureen Durkin, che guida la rete per le diagnosi in Wisconsin, e uno dei motivi è che fino a tutti gli anni '80 le persone con il problema venivano internate, e la malattia non era quindi conosciuta, con il risultato che i genitori non cercavano una diagnosi per i propri figli.

Successiva edizioni del manuale di diagnostica Dsm (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders), inoltre, hanno incluso sempre più disturbi fra quelli dello spettro autistico, portando ad un aumento dei casi. «Anche cambiamenti di policy hanno avuto un ruolo - sottolinea l'esperta -. Nel 2006 la American Academy of Pediatrics ha raccomandato lo screening per tutti i bambini tra i 18 e i 24 mesi, e questo ha fatto emergere casi che prima sfuggivano».

Altri fattori, spiega Durkin, hanno contribuito alla crescita dei casi. Molte persone a cui prima veniva diagnosticata una disabilità intellettuale ora hanno una diagnosi di autismo. Inoltre il bambino autistico può accedere a servizi specializzati, mentre altre diagnosi non lo permettono, e questo porta i medici a fare più diagnosi anche per quei casi che sono 'borderline'.

«Ci sono anche dei fattori biologici che hanno provocato effettivamente un aumento - sottolinea l'esperta -. Avere genitori più vecchi, specialmente i padri, aumenta il rischio, così come i parti prematuri, e recentemente sono molti di più i bambini prematuri che riescono a sopravvivere».


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