Dal Mondo
LECCO: Misha Seifert libero con una semplice cauzione?
Nonostante le manette scattate ai polsi di del “boia del lager di Bolzano” contro cui ha testimoniato anche un lecchese, l’estradizione dal Canada del criminale di guerra rimane un traguardo lontano nonostante la condanna all’ergastolo
LECCO: Misha Seifert libero con una semplice cauzione?
Nonostante le manette scattate ai polsi di del “boia del lager di Bolzano” contro cui ha testimoniato anche un lecchese, l’estradizione dal Canada del criminale di guerra rimane un traguardo lontano nonostante la condanna all’ergastolo
LECCO –
Quante possibilità vi sono che Misha Seifert, condannato all’ergastolo per aver assassinato oltre una decina di deportati nel campo di concentramento di Bolzano, possa essere estradato in Italia? “Poche” rispondono gli oss...
LECCO –Quante possibilità vi sono che Misha Seifert, condannato all’ergastolo per aver assassinato oltre una decina di deportati nel campo di concentramento di Bolzano, possa essere estradato in Italia? “Poche” rispondono gli osservatori, gli stessi che dopo mezzo secolo di silenzi e di documentazione insabbiata sono riusciti a far processare il criminale di guerra messo spalle al muro di fronte alle proprie responsabilità anche dalla testimonianza di un insegnate in pensione da 30 anni residente a Lecco e per miracolo uscito vivo dal lager gestito dall’ucraino oggi “riparato” a Vancouver, in Canada. L’arresto avvenuto il 30 aprile è soltanto il primo passo verso l’estradizione in Italia della SS così come si vorrebbe dopo la sua condanna di primo grado letta dai giudici del Tribunale militare di Verona. Ma la caccia prosegue. Se la testimonianza resa da alcuni sopravvissuti ha potuto inchiodare alle proprie responsabilità il “boia di Bolzano”, c’è anche un'altra persona, un ucraino, Otto Sein ancora libera e probabilmente ancora in vita che dovrebbe essere chiamata a rispondere di crimini di guerra. Anche contro Sein sono state raccolti i racconti di quanti subirono episodi di violenza nel lager. Sein e Seifert (quest’ultimo potrebbe addirittura tornare libero dietro il pagamento di una cauzione) agivano insieme. Lo ha confermato anche il testimone lecchese sentito dai carabinieri: “Giungevano nelle nostre celle verso sera, fischiando. Ci guardavano in faccia uno a uno e poi sceglievano chi doveva morire. A distanza di oltre mezzo secolo è impossibile dimenticare quei momenti che hanno segnato tutta la nostra vita”. Resta il mistero dei documenti contro Seifert e altri criminali di guerra per mezzo secolo occultati dalla Procura militare di Roma. “Ragion di stato” viene dichiarato da chi ha investigato su questa vergogna italiana. E ora, per Seifert, potrebbe essere troppo tardi mentre Otto Sein ha fatto perdere le proprie tracce inghiottito dai decenni che lo separano dai suoi crimini.
di Bob Decker
Si ringrazia Merateonline
CORRELATI
NOTIZIE PIÙ LETTE
ULTIME NOTIZIE DAL MONDO




Su alcuni temi riceviamo purtroppo con frequenza messaggi contenenti insulti e incitamento all'odio e, nonostante i nostri sforzi, non riusciamo a garantire un dialogo costruttivo. Per le stesse ragioni, disattiviamo i commenti anche negli articoli dedicati a decessi, crimini, processi e incidenti.
Il confronto con i nostri lettori rimane per noi fondamentale: è una parte centrale della nostra piattaforma. Per questo ci impegniamo a mantenere aperta la discussione ogni volta che è possibile.
Dipende anche da voi: con interventi rispettosi, costruttivi e cortesi, potete contribuire a mantenere un dialogo aperto, civile e utile per tutti. Non vediamo l'ora di ritrovarvi nella prossima sezione commenti!