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REGIO INSUBRIA: Misha Seifert ricorre in Appello

Il boia del Lager di Bolzano condannato all’ergastolo grazie alla testimonianza di un lecchese contesta la recente sentenza emessa dal Tribunale di Verona.
REGIO INSUBRIA: Misha Seifert ricorre in Appello
Il boia del Lager di Bolzano condannato all’ergastolo grazie alla testimonianza di un lecchese contesta la recente sentenza emessa dal Tribunale di Verona.
LECCO. Misha Seifert, il boia del lager di Bolzano condannato all’ergastolo anche grazie alla testimonianza di un lecchese sopravvissuto al campo di concentramento, alla fine si è fatto vivo. Dalla sua bella casa in Commercial Street 5471 a Vanco...
LECCO.

Misha Seifert, il boia del lager di Bolzano condannato all’ergastolo anche grazie alla testimonianza di un lecchese sopravvissuto al campo di concentramento, alla fine si è fatto vivo. Dalla sua bella casa in Commercial Street 5471 a Vancouver, in Canada, ha invitato il proprio avvocato a proporre appello contro la sentenza letta dai giudici del tribunale militare di Verona. Nel dibattimento di secondo grado si farà difendere dal legale veronese Roberto Bassinello, esponente di spicco del movimento di estrema destra Forza Nuova, già difensore di molti degli imputati al processo contro il cosiddetto Fronte veneto skinheads. Seifert è al centro di un “caso” internazionale dopo la condanna all’ergastolo legata agli 11 omicidi che commise nel lager di Bolzano. Le autorità canadesi stanno valutando la possibilità di revocargli la cittadinanza su esplicita richiesta del governo italiano. Contro di lui furono raccolte decine di testimonianze dei sopravvissuti al lager. Tra loro anche un insegnante che abita a Lecco ormai da oltre 30 anni, originario di Trecento di Rovigo. L’uomo raccontò ai carabinieri di Lecco la vita all’interno del lager indicando in Seifert il boia delle Ss che si macchiò di orrendi delitti. Ma c’è di più. Potrebbe infatti avere le ore contate anche Otto Sein, l’altra Ss che gestiva il lager insieme a Seifert. Sein sarebbe stato identificato dalla procura miliatare di Verona e di Dusseldorf. I magistrati avrebbero individuato la casa dove ancora oggi abita sotto falso nome. Anche Sein dunque potrebbe essere chiamato presto a rispondere dei delitti commessi a Bolzano negli ultimi mesi del secondo conflitto mondiale. Proprio in questi giorni si sono diffuse indiscrezioni circa un suo possibile rinvio a giudizio mentre si attendono le decisioni che il governo canadese vorrà prendere nei confronti di “Misha” che attualmente si trova ancora a Vancouver insieme all’anziana moglie. Non farà strada invece la richiesta di processare anche il comandante del campo di concentramento di Bolzano: non sussisterebbero indizi circa un suo coinvolgimento negli sconvolgenti delitti di Seifert e Sein. Il lecchese il cui nome compare tra quelli dei testimoni li ricorda come “due animali che ogni sera individuavano un prigioniero che prima veniva torturato e poi ucciso nei modi più brutali. Un capitolo della mia vita che vorrei tanto dimenticare, ma non posso. Ora giustizia è fatta anche se dopo 55 anni e con colpevole ritardo rispetto alle attese di chi visse sulla propria pelle quei drammi indicibili”.

di Bob Decker

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