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Chi vince in politica? Ecco i fattori chiave delle elezioni ticinesi

Lo studio, firmato da Jessica Rosco, Andrea Pilotti e Oscar Mazzoleni, si inserisce in una serie di ricerche condotte negli ultimi vent’anni e si basa su 563 questionari compilati da candidati.
Ti-Press / Francesca Agosta
Fonte RED
Chi vince in politica? Ecco i fattori chiave delle elezioni ticinesi
Lo studio, firmato da Jessica Rosco, Andrea Pilotti e Oscar Mazzoleni, si inserisce in una serie di ricerche condotte negli ultimi vent’anni e si basa su 563 questionari compilati da candidati.

BELLINZONA - L’Osservatorio della vita politica regionale (OVPR) dell’Università di Losanna ha presentato i risultati di un’analisi approfondita sulle elezioni del Gran Consiglio ticinese del 2023.

Lo studio, firmato da Jessica Rosco, Andrea Pilotti e Oscar Mazzoleni, si inserisce in una serie di ricerche condotte negli ultimi vent’anni e si basa su 563 questionari compilati da candidati e candidate, pari a un tasso di risposta del 61,5%.

L’indagine analizza il profilo dei candidati, le modalità di conduzione delle campagne elettorali, i fattori che incidono sull’elezione e le eventuali divergenze tra eletti ed elettorato.

Le elezioni del 2023 si distinguono per un livello di frammentazione parlamentare senza precedenti dal 1923, con 12 partiti e movimenti rappresentati in Gran Consiglio. A questo si aggiungono un numero record di candidature (916) e una quota femminile mai raggiunta prima tra i candidati (40,1%). Nonostante ciò, la percentuale di donne elette è scesa dal 34,4% del 2019 al 32,2% del 2023.

Dall’analisi emerge che i fattori politici pesano più di quelli socio-demografici sull’esito elettorale. In particolare, l’esperienza parlamentare risulta decisiva: il 96,6% dei candidati con almeno due legislature alle spalle è stato rieletto. Anche l’esperienza a livello comunale si conferma determinante: solo il 4,9% dei candidati senza incarichi locali precedenti ha ottenuto un seggio, contro il 26,8% di chi poteva vantare tale esperienza, segnando il divario più ampio dal 1995. Un ulteriore vantaggio è rappresentato dall’aver ricoperto cariche interne di partito.

Le campagne elettorali ticinesi si confermano ibride, combinando strumenti tradizionali e digitali. A fare la differenza tra eletti e non eletti è però soprattutto l’uso più intenso di canali ad alta visibilità, come interviste ai media, partecipazioni a programmi radiotelevisivi e annunci a pagamento. I social media, invece, risultano diffusi in modo relativamente uniforme tra tutti i candidati e non appaiono determinanti.

Anche le risorse finanziarie giocano un ruolo rilevante. Oltre il 65% degli eletti dichiara di aver investito più di 2.000 franchi nella campagna elettorale, mentre circa otto candidati non eletti su dieci riportano una spesa inferiore ai 1.000 franchi. Sebbene l’autofinanziamento resti la principale fonte di sostegno, gli eletti mostrano una maggiore capacità di attrarre donazioni esterne.

Infine, lo studio evidenzia differenze tra le opinioni degli eletti e quelle della cittadinanza su temi ambientali e di genere. In linea con una precedente indagine dell’OVPR, emerge che gli eletti presentano posizioni più divergenti tra loro rispetto a quelle osservate tra cittadini e votanti, in particolare sulla necessità di misure obbligatorie per la tutela dell’ambiente e sugli incentivi cantonali a favore delle candidature femminili.

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