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Il deputato Stefano Tonini all'entrata del Palacongressi di Lugano
CANTONE
16.10.2020 - 21:000
Aggiornamento : 22:44

Il Parlamento torna a Palazzo... in mascherina

Il Gran Consiglio lunedì fa rientro a Palazzo delle Orsoline tra plexiglass e misure precauzionali

Il presidente Daniele Caverzasio: «La situazione attuale preoccupa tutti, ma non sarebbe un bel messaggio per il Paese se l'attività parlamentare oggi si autosospendesse»

BELLINZONA - È un Parlamento con la mascherina quello che tornerà a prendere possesso di casa propria lunedì prossimo. Una casa trasparente, visto l’abbondante impiego di plexiglass. Stavolta tuttavia nessuno potrà accusare i deputati di ritirata davanti alla pandemia. Il ritorno a Palazzo delle Orsoline coincide al contrario con la crescita, per certi versi esponenziale, dei contagi giornalieri.

Col senno di poi, o meglio di oggi, sareste rimasti ancora per qualche seduta a Palazzo dei Congressi?
«Anche volendo non ci sarebbe stata la sala a disposizione. Non solo per questa, ma per tutte le date previste da qui a marzo» fa notare il presidente del Gran Consiglio Daniele Caverzasio. «Ma è stato fatto anche un discorso di contenimento costi e di ciò che si può mettere in pratica per diminuire il rischio in una situazione epidemiologica che varia di giorno in giorno. In più non nego che stiamo studiando la possibilità di svolgere, se la situazione dovesse cambiare ancora, delle sessioni esterne in altri luoghi».

Una decina di giorni fa l’indicazione era di indossare la mascherina nei corridoi di Palazzo, ora invece sarà obbligatoria in aula durante l’intero periodo dei lavori. 
«Le misure sono state discusse con il Medico cantonale con cui abbiamo un contatto regolare. Lo sentiremo, probabilmente, ancora prima della seduta se occorrono altri accorgimenti. Oltre all’obbligo della mascherina in aula e nei corridoi è stata decisa la chiusura delle zone comuni fumatori e buvette. In più c’è l’appello alla responsabilità individuale. Perché queste misure risulterebbero inefficaci se poi i deputati si trovassero all’esterno a discutere senza protezione».

Oltre alla responsabilità, c’è anche la sensibilità individuale. Ha segnali che qualche deputato, magari perché non più giovanissimo, potrebbe disertare la seduta per timore?
«Le sensibilità dei singoli possono essere diverse e posso comprendere le paure di alcuni, ma da qui a sospendere l’intero Parlamento quando il Paese non è fermo… Sono state introdotte delle misure né belle né divertenti ma che vanno rispettate, sta a noi dare ora il buon esempio anche verso l’esterno. Da parte mia cercherò di farle applicare in maniera rigida dentro l’aula. Quello che accade fuori è responsabilità individuale».

Il Gran Consiglio stavolta appare più in sintonia con la società civile che non si ferma.
«La situazione attuale preoccupa tutti, ma non sarebbe un bel messaggio per il Paese se il Parlamento oggi si autosospendesse. Sarebbe come chiudere una ditta perché qualche operaio decide di stare a casa, o la scuola per l’assenza di alcuni studenti. Non dobbiamo essere i privilegiati che dall’oggi al domani sospendono l’attività. Come fanno i datori di lavoro abbiamo cercato di proteggere il più possibile i nostri deputati. Oggi non ci sono i presupposti per fermarci. Il futuro è un punto di domanda».

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