Auto d’epoca, la difesa: «Non è reato, ma finanza»

La critica dell'avvocato di fiducia al corposo atto firmato dai procuratori: «La quantità non rafforza le accuse». Il processo riprende domani
LUGANO - «Un esito economico non favorevole può trasformarsi in reato?» È attorno a questa domanda che si sviluppa l’arringa dell’avvocato di fiducia David Simoni. E questo processo, secondo il legale, «deve tracciare un confine chiaro»: evitare la sovrapposizione fra «reato penale e insuccesso finanziario».
La difesa: nessun disegno malevolo - Per il difensore del consulente finanziario a processo davanti alla Corte delle Assise criminali di Lugano, la lettura dell’accusa non regge. Non si tratta di un “disegno malevolo": secondo il legale gli atti restituiscono una realtà di operazioni protratte nel tempo, «con accordi, strutture operative coinvolte e dinamiche finanziarie reali».
Operazioni finanziarie, non reati - Quindi mancherebbe la «linearità di un disegno criminoso». Secondo la difesa, l’impianto accusatorio qualifica penalmente operazioni economiche. «Ma il fatto che alcuni investimenti abbiano incontrato difficoltà non consente di trasformarli in un disegno fraudolento originario».
L’imputato? «Non è un improvvisato» - Nel ricostruire la storia professionale dell’uomo, il difensore ha ribadito che l’imputato non è «un operatore improvvisato», bensì un professionista che ha «operato per anni», gestendo «patrimoni rilevanti» e una clientela «benestante e qualificata».
La richiesta dell’accusa - L’accusa, lo ricordiamo, ha chiesto una pena di 8 anni e 10 mesi. È stata domandata anche l’espulsione per 10 anni dalla Svizzera.
«Mai trovato un imputato così difficile» - «Io e la collega siamo al Ministero pubblico da oltre vent'anni - ha spiegato il procuratore generale Andrea Pagani - e un imputato così difficile non l’abbiamo mai trovato». La procuratrice Raffaella Rigamonti ha parlato di «un’incredibile intensità delinquenziale» e di «colpa di estrema gravità».
Maxi truffa milionaria - Secondo il corposo atto d’accusa, lo ricordiamo, il totale degli illeciti ammonterebbe a circa 20 milioni di franchi. Sarebbero una ventina i clienti raggirati. Centrale, in buona parte della vicenda, la società di vendita e noleggio di auto d’epoca a lui riconducibile. I capi d’imputazione sono numerosi: si va dalla truffa all’appropriazione indebita, dal riciclaggio di denaro all’amministrazione infedele.
«La quantità non rafforza l’accusa» - Per l’avvocato di fiducia «le contestazioni ripropongono il medesimo schema: operazioni finanziarie considerate come penalmente rilevanti. Si osserva, invece, la reiterazione delle stesse chiavi di lettura: la quantità non rafforza l’accusa». L’arringa della difesa terminerà domattina.




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