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Arturo Garzoni, rappresentante della Pubblica Accusa.
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01.07.2020 - 16:360
Aggiornamento : 20:37

«Nessuno aveva capito che quel giovane era una bomba a orologeria»

Strage sventata alla Commercio di Bellinzona: parla Arturo Garzoni, rappresentante della Pubblica Accusa.

Chiesta una pena di sette anni e mezzo di detenzione sospesa, in modo che il 21enne possa essere seguito (e recuperato) in una struttura stazionaria psichiatrica.

LUGANO - «Un caso grave. Ma serve la soluzione giusta per questo giovane smarrito». Così il procuratore pubblico Arturo Garzoni, rappresentante della Pubblica Accusa, si esprime sul 21enne che meditava una strage scolastica alla Commercio di Bellinzona. Il giovane è alla sbarra a Lugano, davanti al giudice Mauro Ermani. Garzoni chiede una pena di sette anni e mezzo, sospesa per permettere il trattamento del ragazzo in una struttura psichiatrica. 

Gli amici quel giorno dovevano stare alla larga – Garzoni, rispondendo alle critiche manifestate verso il Ministero Pubblico sulla fretta di collocare il giovane in foyer, riconosce qualche sbavatura. Ma parla tutto sommato di un buon lavoro svolto da tutte le parti in causa. Poi passa ai fatti: «L'imputato aveva fissato i dettagli della strage. Aveva avvertito alcune persone amiche di stare alla larga dalla scuola quel giorno». 

Il lavoro dei sogni – Per l'imputato tutto inizia a fine 2014. Con il licenziamento dalle ferrovie, in seguito al "furto" di un abbonamento di un cliente. «Un errore che il ragazzo non si è mai perdonato. Quello era il lavoro dei suoi sogni. È finito nella più cupa depressione. La presa a carico da parte degli specialisti non aveva portato a risultati utili».

La lettera del 2016 – Si passa poi ai rifiuti da parte delle ragazze. «Quando l'imputato scompensa, emerge la voglia di fare del male. Gli sembra che i suoi compagni di classe cerchino la sua compagnia solo quando hanno bisogno per i compiti. L'odio verso sé stesso parte da lontano. Già nel maggio del 2016 alla ragazza che gli piaceva scriveva una lettera in cui parlava di vendetta. Riferisce di pallottole numerate, di un piano in elaborazione. E già allora diceva che, dopo essersi vendicato, si sarebbe suicidato. Per due anni va avanti così, senza che parenti e amici si accorgano di avere da parte una bomba a orologeria. I docenti lo consideravano un allievo modello, ma lui non si sentiva capito nell'animo». 

Le accuse – Odio verso sé stesso. Affinché anche gli altri lo odiassero. Un meccanismo psicologico evidenziato nuovamente da Garzoni. «Il giovane è accusato di atti preparatori punibili di assassinio plurimo, in alternativa o subordinatamente di atti preparatori punibili di omicidio plurimo». Inoltre il ragazzo avrebbe infranto più volte la Legge Federale sulle armi.

Il video – Si parla poi del video datato 3 maggio 2018, realizzato pochi giorni prima del suo arresto, ma soprattutto della data della possibile strage (15 maggio). «Dice che quel giorno verrà giù l'inferno in terra – puntualizza Garzoni –. E spiega i dettagli: cento colpi nel caricatore, passando aula dopo aula, e facendo i piani uno a uno».

Così nasce un arsenale – I preparativi concreti iniziano a fine 2017. «Una parte delle armi le aveva ereditate dai nonni. Ma la maggior parte le acquista a partire da quel periodo. Creando un impressionante arsenale domestico, con oltre 3'000 proiettili. Sappiamo, da filmati in cui si esercita al poligono, che il ragazzo sapeva usare molto bene le armi. Nei mesi prima del suo arresto, il 21enne ha redatto anche una specie di testamento, chiedendo scusa ai genitori in caso di sua morte. Esplicitando che ha sempre voluto loro bene».

Un ragazzo intelligente – Cosa sarebbe accaduto se il 21enne non fosse stato fermato? «Sarebbe passato all'atto – sostiene Garzoni –. È una persona molto intelligente. Ha scritto tante cose, da cui possiamo capire molto. Avrebbe ucciso tante persone. Il movente è perverso, nel dovere consumare l'odio verso sé stesso». 

La richiesta di pena – Garzoni passa poi alla richiesta di pena. «Il caso è eccezionale. Non intravedo alcuna attenuante. Anche se oggi si è presentato molto bene. La collaborazione con gli inquirenti non è stata sempre ottimale. Chiedo che l'imputato sia condannato complessivamente a sette anni e mezzo di detenzione. Pena sospesa. Perché dobbiamo ovviamente tenere conto della perizia psichiatrica dopo lo scompenso del luglio 2019. Vi è un serio rischio di recidiva, qualora l'imputato non possa fare riferimento a una struttura di sostegno. Serve quindi un trattamento stazionario da eseguire in una struttura idonea».

La sentenza, venerdì – Nel corso della giornata di giovedì la parola passerà all'avvocato difensore, Luigi Mattei. La sentenza è prevista per la giornata di venerdì. 

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