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09.04.2019 - 20:260
Aggiornamento : 22:36

«Non ha ucciso per il gusto di uccidere»

Il difensore del 49enne alla sbarra per il delitto di Monte Carasso ritiene che non si debba parlare di assassinio

LUGANO - «Ha commesso quello che poteva essere il delitto perfetto, poteva ormai farla franca, ma si è consegnato perché il suo errore non resti impunito». Il 49enne alla sbarra, assieme all’attuale consorte, per il delitto di Monte Carasso non va però condannato per assassinio, bensì per omicidio intenzionale. Lo sostiene il suo difensore, l’avvocato Pietro Croce, chiedendo una pena non superiore ai sette anni di carcere. Questo in considerazione della lieve scemata imputabilità e del sincero pentimento dell’imputato.

«Non ha ucciso per il gusto di uccidere». Il 49enne non avrebbe agito senza scrupoli. E non c’era un fine egoistico, sottolinea il legale rifacendosi alle conclusioni del perito. Temeva invece di perdere la moglie arrivata dalla Russia. Moglie che minacciava di tornare nel suo paese, quando venivano a mancare i soldi «per fare la bella vita». L’imputato «desiderava colmare un bisogno altrui».

Quello del 49enne non sarebbe quindi un comportamento da attribuire a un assassino. «Se non ci fosse stata la paura di perdere la moglie, lui non avrebbe mai ucciso l’ex moglie». E fino all’ultimo avrebbe anzi cercato una soluzione alla questione finanziaria, andando il giorno stesso dell’uccisione dall’avvocato a chiedere se si potesse ridurre il contributo per gli alimenti.

L’assoluzione per la moglie - In precedenza i difensori della moglie hanno negato il coinvolgimento della donna nel delitto. E ne hanno chiesto l’assoluzione. «La chiamata di un correo deve essere credibile, spontanea, disinteressata, lineare e costante» ha detto l’avvocato Yasar Ravi, sottolineando che tali presupposti non sarebbero però dati.

L’accusa chiede il carcere a vita - Stamattina la procuratrice pubblica Chiara Borelli ha chiesto il carcere a vita per lei (oltre a quindici anni d’espulsione) e quattordici anni per lui. Nel suo intervento ha insistito sul ruolo della 39enne, che avrebbe sfruttato con egoismo il rapporto con il 49enne: «Per lei era un trampolino di lancio verso un permesso e soprattutto uomini più abbienti». E la donna avrebbe spinto l’uomo a uccidere l’ex moglie a causa degli alimenti: per la 39enne erano un ostacolo per la vita agiata che voleva vivere.

La Corte, presieduta dal giudice Amos Pagnamenta, comunicherà la sentenza il prossimo lunedì 15 aprile alle 16.

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