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09.04.2019 - 13:170
Aggiornamento : 21:53

Delitto di Monte Carasso: chiesto il carcere a vita

Lo propone l’accusa nei confronti della donna a processo per il fatto di sangue del 2016. Per l’esecutore chiesti quattordici anni

LUGANO - Per lei il rapporto con il 49enne era una scelta opportunistica, un trampolino di lancio verso un permesso e soprattutto verso uomini più abbienti. Lui ha perso di vista tutto, per rincorrere un’illusione di essere amato dalla 39enne, una donna più giovane. È così che la procuratrice Chiara Borelli descrive la relazione - «se così si può chiamare» - che univa la coppia alla sbarra alle Criminali per il delitto di Monte Carasso del 19 luglio 2016. E per lei chiede il carcere a vita, oltre all’espulsione per quindici anni. Mentre per lui propone quattordici anni, considerando una lieve scemata imputabilità e il sincero pentimento. L’accusa sottolinea che lui ha ucciso l’ex moglie, ma lei era la mente.

Non ricco, ma debole - I due si erano conosciuti online. E lui, in vista dell’arrivo dalla Russia della donna, aveva eroso i suo risparmi per risistemare la casa, per comprare una jacuzzi e anche un’auto di lusso. «Lei ben presto comprende che lui non è ricco, ma capisce anche che è un debole e soprattutto che farà tutto quello che gli chiederà di fare». Insomma, lo considera come «un esecutore», «come il suo cagnolino» sostiene Borelli, definendo la 39enne come «un’avida calcolatrice».

Quei messaggi martellanti - Già nel periodo precedente al loro matrimonio, la donna inviava al 49enne numerosi messaggi «che contenevano richieste rimproveri». Messaggi che giravano attorno al permesso, ai debiti e alla necessità di soldi. Finché nell’aprile del 2016 la donna è partita per la Russia, facendogli temere che non sarebbe tornata. Ed è da là che gli ha anche scritto: «Preferisci pagare soldi alla moglie e allo Stato, mentre noi rimaniamo poveri». Una questione, quella degli alimenti, sulla quale la donna si è poi fatta sempre più insistente, «manifestando odio nei confronti dell’ex moglie» spiega la procuratrice pubblica.

L’inatteso slancio affettivo - Ma la sera prima del delitto, il 18 luglio 2016, da parte della donna c’è stato un inatteso slancio affettivo. Al “ti amo tantissimo” del marito, le ha risposto “io anche”. E il giorno successivo «un assordante silenzio». Mentre lui si recava, per sua stessa ammissione, dall’ex moglie, «con zaino, guanti in lattice, taglierino e stracci». Le ha «gentilmente» chiesto di ridurre gli alimenti, lei ha rifiutato. Lui le ha fatto perdere i sensi e poi le ha tagliato le vene, ricorda Borelli. Ma cosa ha fatto scattare la molla? «La 39enne ha alluso al fatto che in Russia ci sarebbe un sicario». A mente dell’accusa lei lo ha quindi spinto ad agire. «La donna in corso d’inchiesta - aggiunge la procuratrice - non ha fornito una versione lineare, si è più volte contraddetta».

Le scuse della procuratrice - Al termine della sua requisitoria, la procuratrice pubblica chiede inoltre scusa alla vittima di aver creduto - nell’estate del 2016 - che la donna si fosse tolta la vita. L’intervento di terzi era infatti emerso soltanto due anni dopo, quando il 49enne si era costituito.

Il risarcimento - La rappresentante legale degli accusatori privati - l’avvocato Deborah Gobbi - ha avanzato una pretesa di risarcimento per torto morale di complessivi di 95’000 franchi a favore dei figli e del padre della vittima.

Nel pomeriggio la parola passa agli avvocati difensori Pietro Croce e Yasar Ravi.

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Ultimo aggiornamento: 2019-11-21 23:57:32 | 91.208.130.87