Tagli a USI e SUPSI, protesta a Lugano: personale e studenti dicono no

Nel mirino tagli federali e cantonali per oltre 20 milioni: l’assemblea denuncia rischi per lavoro, diritto allo studio e qualità della ricerca e lancia la mobilitazione.
LUGANO - L’assemblea del personale universitario e studentesco, riunitasi ieri, mercoledì 27 maggio a Lugano, esprime una netta opposizione ai tagli previsti ai danni dell’Università della Svizzera italiana (USI) e della SUPSI. Nel mirino vi sono sia le misure a livello federale, quantificate inizialmente in 15 milioni di franchi, sia quelle cantonali, pari a circa 8 milioni di franchi annui.
Secondo l’assemblea, questi interventi si inseriscono in un contesto già segnato da criticità strutturali, tra cui la precarietà del corpo intermedio, la scarsa trasparenza del sistema retributivo e il livello elevato delle tasse universitarie. Il timore è che le conseguenze delle politiche di risparmio ricadano direttamente su personale e studenti.
Particolarmente criticata è la prospettata riduzione dei contributi cantonali, definita una forma di “autosabotaggio” dell’università pubblica ticinese. Una scelta che, secondo i partecipanti, rischia di indebolire ulteriormente un settore già confrontato con i tagli federali e con sfide che richiederebbero invece maggiori investimenti pubblici.
L’assemblea deplora inoltre che le misure di risparmio proposte dal Governo siano state riprese anche in sede commissionale dal Gran Consiglio, segnalando il rischio che il settore universitario venga considerato una voce di spesa sacrificabile per esigenze contabili. Le conseguenze paventate includono un peggioramento delle condizioni di lavoro, una riduzione dei posti disponibili, un indebolimento del diritto allo studio e un deterioramento della qualità della ricerca pubblica.
Pur ribadendo la contrarietà ai tagli, l’assemblea sottolinea che la difesa degli atenei deve accompagnarsi a misure concrete per migliorare il settore: contratti più stabili e dignitosi, stipendi trasparenti e competitivi e un accesso alla formazione universitaria realmente inclusivo.
In questa prospettiva viene evidenziata l’importanza di rafforzare la solidarietà tra personale universitario e studenti, considerata fondamentale per sostenere il sistema accademico ticinese.
Al termine dell’incontro, l’assemblea ha adottato una serie di risoluzioni. Tra queste, l’opposizione ai tagli federali e cantonali, con l’invito al Consiglio di Stato e al Gran Consiglio a rinunciare alla riduzione dei contributi; il sostegno alla petizione “No ai tagli su USI e SUPSI”, che sarà consegnata l’8 giugno davanti a Palazzo Governo; l’adesione alla mobilitazione unitaria promossa dalla VPOD insieme ai movimenti giovanili; e la richiesta di un contratto collettivo per il corpo intermedio, come previsto da un’iniziativa popolare volta a garantire condizioni di lavoro adeguate e un forte legame tra università e territorio.



