Una bachelor in Sostenibilità? La SUPSI ci crede: «Servono figure formate, anche in Ticino»

Il nuovo corso di studio prenderà il via a settembre 2027.
MANNO - Portare in aula il clima, la sostenibilità e la transizione verso sistemi meno impattanti dal punto di vista ambientale (se non addirittura virtuosi). È questo l'obiettivo di un nuovo percorso di bachelor dal nome “Sostenibilità e transizione sistemica” che verrà attivato presso la Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (SUPSI)
Il corso prenderà il via a settembre 2027, con le iscrizioni per l'anno “passerella” (per chi ha una maturità liceale) che verranno aperte il 27 aprile prossimo.
Un progetto didattico che, ci spiegano le responsabili Jenny Assi e Francesca Cellina, nasce «da un lavoro approfondito durato oltre due anni, durante il quale abbiamo analizzato l’evoluzione del mercato del lavoro, coinvolto enti pubblici e privati e avviato un intenso confronto interno alla SUPSI».
Da questo processo «è emersa con grande chiarezza la necessità di nuove figure capaci di guidare la transizione verso modelli più sostenibili e resilienti, affrontando in modo integrato sfide sociali, economiche e ambientali».
L'idea è quindi che queste persone ottengano gli strumenti necessari «per comprendere la complessità dei sistemi in cui viviamo e mettere in atto progetti volti a promuovere l’economia circolare, l’utilizzo parsimonioso delle risorse naturali e la coesione sociale». Portando poi queste competenze all'interno di aziende ed enti pubblici.
A chi si chiede se i diplomati in Sostenibilità potranno effettivamente trovare un lavoro, Assi e Cellina rispondono: «Prima di avviare il bachelor abbiamo valutato con attenzione il potenziale di inserimento professionale delle future e dei futuri diplomati. Le analisi svolte mostrano una domanda crescente, sia nel settore pubblico sia in quello privato, di figure in grado di coordinare processi di transizione e di dialogare con competenze tecniche specialistiche».
Questo perché vi è un'attenzione «crescente» riguardo a questi temi, per cui è sempre più necessario essere in grado di «rispondere a regolamenti, normative europee e svizzere».
Se è vero che in Ticino le cose si stanno muovendo (anche se più o meno piano), le due docenti SUPSI confermano: «il lavoro da fare è ancora molto». Non tutto, però, è perduto: «C'è una buona notizia, ovvero che oggi c’è maggiore consapevolezza e un bisogno concreto di professionalità capaci di tradurre obiettivi di sostenibilità in azioni e progetti reali. Aziende, Comuni, enti pubblici, associazioni e organizzazioni no profit stanno avviando processi di adattamento e cambiamento che richiedono nuove competenze trasversali».
L'idea, quindi, è che le persone formate all'interno del percorso di bachelor siano «pronte ad agire sul territorio». Questo anche grazie a un approccio che unisce teoria e pratica con «progetti reali, collaborazioni con enti locali e attività sul campo».
Il nuovo corso di studi, ci tengono a precisare Assi e Cellina, «rappresenta un passo importante per la SUPSI e per il territorio», spiegano, «è il risultato di un intenso processo di co-progettazione interdipartimentale, che ha permesso di integrare competenze consolidate in ambito di ricerca e innovazione. In questi anni la SUPSI ha sviluppato una forte credibilità sui temi della sostenibilità; ora mettiamo questa esperienza al servizio della formazione, preparando nuove professionalità capaci di trasformare le sfide globali in opportunità di sviluppo per aziende, istituzioni e comunità».




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