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CANTONEUna trentina di firme per far "tabula rasa" dei vertici di Unitas

24.03.22 - 14:13
La petizione sottoscritta da «soci, volontari e utenti» ritiene «doverose» le dimissioni dopo il caso delle molestie
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Una trentina di firme per far "tabula rasa" dei vertici di Unitas
La petizione sottoscritta da «soci, volontari e utenti» ritiene «doverose» le dimissioni dopo il caso delle molestie
«Duole notare - si legge nella richiesta - che buona parte di chi non ha commesso abusi, pur essendone a conoscenza, non ha fatto nulla per fermarli, agendo così per omissione».

TENERO - Un «doveroso» ricambio generale ai vertici di Unitas e delle due fondazioni direttamente connesse all’associazione per ciechi e ipovedenti della Svizzera italiana. Sono una trentina, tra «soci, volontari e utenti», ad aver firmato la petizione che avanza la richiesta di dimissioni. Il documento con le sottoscrizioni è stato trasmesso, oltre che al comitato di Unitas, anche al Dipartimento della sanità e della socialità.

Nella petizione, datata 11 marzo, si fa riferimento agli articoli di Tio/20Minuti e laRegione che, nelle scorse settimane, hanno portato alla luce le molestie compiute da una persona di potere all’interno di Unitas. Casi che, per il tempo trascorso, non avranno un seguito penale. Agli accertamenti della polizia, dopo l'emergere delle testimonianze delle vittime, ha fatto infatti seguito il "non luogo a procedere" del Ministero Pubblico nei confronti della persona di potere (che ha avuto voce in capitolo sugli aiuti forniti ai soci). E sono «abusi di potere» quelli che i firmatari contestano ai membri di dei comitati di Unitas e delle fondazioni “Tarcisio Bini e Anita Gaggini” ed “Emma Rulfo”: «Duole notare che buona parte di chi non ha commesso abusi, pur essendone a conoscenza, non ha fatto nulla per fermarli, agendo così per omissioni. Gli appellanti - si legge ancora nel testo della petizione - ritengono tali comportamenti inaccettabili e compromettenti per l’integrità degli utenti e la credibilità degli enti stessi».

Sulla base di questo, «e in seguito anche alla richiesta di presa di posizione del Consiglio di Stato per conto del gruppo dei Verdi», la richiesta di dimissioni che «gli appellanti ritengono doverose».

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