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Mani legate contro i no vax in casa anziani: «La politica introduca l'obbligo di vaccino»

CANTONEMani legate contro i no vax in casa anziani: «La politica introduca l'obbligo di vaccino»

14.01.22 - 06:00
Il numero dei dipendenti vaccinati è ancora troppo basso e le direzioni hanno esaurito i mezzi di persuasione
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Mani legate contro i no vax in casa anziani: «La politica introduca l'obbligo di vaccino»
Il numero dei dipendenti vaccinati è ancora troppo basso e le direzioni hanno esaurito i mezzi di persuasione
«Non assumiamo più chi non ha fatto il vaccino» dicono i responsabili delle strutture. E c'è chi spera negli effetti dell'obbligo per gli over50 introdotto dall'Italia

BELLINZONA - «Non assumo chi non è vaccinato. Con i candidati no vax mi limito a un “le faremo sapere” di circostanza» dice il responsabile di una casa anziani del Sopraceneri. Anche Samuele Enderli, direttore della Residenza Visagno a Claro, esprime un concetto simile: «La filosofia del nostro istituto è di non assumere più personale non vaccinato». La Visagno, con il 95% dei vaccinati su un centinaio di operatori sanitari, spicca nella top ten delle case anziani più protette dal virus.   

«Noi 2G plus, loro no vax» - I pareri raccolti indicano come la non assunzione rimane di fatto l’unico mezzo a disposizione delle direzioni per porre un freno al numero di operatori sanitari ostili al vaccino. Ma non risolve il problema di quanti oggi in queste strutture ci lavorano. E sono tanti. Con effetti anche abbastanza grotteschi, come rileva il familiare di un ospite: «Lascia perplessi che per visitare un parente dobbiamo avere il 2G plus, quando poi all'interno lavorano dei no vax».

Un quadro in scuro-chiaro - I dati, aggiornati allo scorso 17 dicembre e pubblicati dall’Ufficio del medico cantonale (vedi tabella allegata), tracciano infatti una fotografia abbastanza sconfortante. Su 65 case per anziani, il tasso di vaccinazione tra il personale sanitario, supera il 90% in sole 17 strutture. Brilla il Tertianum di Porza con il 100%. Ultima della classe, con il 58%, la “Carmelo Santa Teresa” di Brione sopra Minusio, una piccola casa anziani per sole suore. 

«Colpa dei piccoli numeri» - Beati gli ultimi, dice il Vangelo. Al direttore Marzio Negri preme invece spiegare come quel 58% non renda giustizia al «100% del nostro personale non curante che si è vaccinato tre volte. Da noi lavorano una quarantina di persone e le infermiere non vaccinate sono 6. All’origine della percentuale, che sembra terribile, c’è l’effetto dei piccoli numeri». 

Meglio di quanto appare - Al di là del Carmelo, sono tuttavia tante, troppe, le case per anziani con tassi attorno o inferiori al 70%. Certo i singoli numeri non vanno presi per oro colato, come mostra, nella tabella, il 67% degli Istituti sociali del Comune di Chiasso. «C’è stato un disguido amministrativo di cui mi assumo la responsabilità. In realtà il nostro tasso attuale è dell’88%. Anzi, 89% poiché nel frattempo si sono aggiunti altri due vaccinati che siamo riusciti a convincere» afferma il direttore Fabio Maestrini.

«Lo scetticismo esiste, purtroppo» - Inevitabile tornare agli strumenti di pressione a disposizione: «Sono - continua il direttore degli Istituti sociali - un assoluto sostenitore, nel nostro settore, dell’obbligo vaccinale. Credo che le cifre, pur non brillantissime, del personale sanitario vaccinato nelle case anziani siano in linea con le altre strutture del mondo socio-sanitario. Che ci sia scetticismo in questo mondo, purtroppo, è un dato di fatto».

«Cos'altro possiamo fare?» - Anche Maestrini conferma l’argine alzato sulle candidature: «Nelle nuove assunzioni verifico la vaccinazione e il fatto di non averla fatta è, per me, un motivo di esclusione». È il margine di manovra rimasto al datore di lavoro: «Dopo di che mi chiedo cos’altro posso fare come direttore? Se l’autorità politica non introduce l’obbligo di vaccinazione… Vorrei raggiungere il 100%, ma che possibilità abbiamo di arrivarci?». 

Una mano dall'obbligo italiano - Nel piccolo, e spronati da quel duro 58%, anche il direttore del Carmelo, Marzio Negri, dice di considerare la vaccinazione come requisito per le nuove assunzioni: «Però l’offerta di candidature, anche dall’Italia, oggi è scarsissima. Così spesso se la prima persona, con cui fai il colloquio, ti dà una buona impressione ed è vaccinata, ha alte possibilità di venir assunta. Il personale sanitario infatti scarseggia». Una mano alle direzioni potrebbe arrivare allora dall’obbligo vaccinale per gli over 50 introdotto dall’Italia: «Una nostra infermiera frontaliera - conclude Negri - dovrà vaccinarsi per questo motivo. Dovremmo così andare oltre il 60%». Gli altri ultimi della classe sono avvisati.

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