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27.05.2021 - 19:030

Quasi due ore tra Mendrisio e Lugano. Nonostante il telelavoro

Il ritorno alla viabilità pre-pandemia lo aveva in qualche modo già predetto lo studio sulla mobilità MOBIS-Covid-19

L'Ustra: «I dati rilevano un transito molto più basso di veicoli. Forse, i viaggiatori sono tornati a prediligere orari "di punta" nella convinzione che le strade siano libere»

LUGANO - Si avvisano i gentili automobilisti che la tratta Mendrisio - Lugano sarà coperta in un'ora e 45 minuti circa. Almeno nelle ore di punta, se si passa per l'A2. Suona come un brutto sogno eppure, da qualche settimana, è la realtà per chi affronta quel tratto tre le 7 e le 8 del mattino. E al ritorno la situazione non migliora di tanto.

Eppure dallo scorso 18 gennaio in Svizzera è in vigore l'obbligo di telelavoro. Una misura, questa, che sulla carta ha avuto effetto sul traffico, anche se non nella stessa misura rispetto al lockdown della scorsa primavera. Tuttavia, con gli allentamenti che il Consiglio federale ha deciso a metà aprile, la mobilità delle persone è tornata a crescere.

Una situazione che si evince anche dai risultati dello studio sulla mobilità MOBIS-Covid-19 elaborato dal Politecnico federale di Zurigo (ETH) e dall'Università di Basilea. Nelle loro conclusioni, i ricercatori del Politecnico federale si chiedono cosa accadrà quando sarà revocato l'obbligo di telelavoro.

Il problema è che l'obbligo non è ancora venuto meno e i tempi di percorrenza sono già uguali, se non superiori, a quelli pre-pandemia. Cosa sta accedendo, dunque, sulle strade ticinesi? «Pur non disponendo dei dati relativi ai tempi di percorrenza, dal confronto fra il numero di passaggi di veicoli sul tratto in questione nel mese di aprile degli anni 2019 (pre-pandemia) e 2021, emerge un netto calo in tutti i giorni del mese», sottolinea, interpellato, l'Ufficio federale delle strade (Ustra). Per la precisione, in media, sui 30 giorni la diminuzione dei veicoli in transito si attesta al –44 %.

«Si potrebbe ipotizzare - prosegue l'Ustra - che in passato gli automobilisti cercassero di transitare possibilmente al di fuori degli orari di punta. Ora, pensando che con la pandemia il traffico sia minore, potrebbero essere tornati a scegliere orari più “caldi”, generando più volume di traffico in queste fasce orarie».

Possono, in qualche modo, aver contribuito i lavori a Grancia? L'Ustra lo esclude: «Il cantiere fra Melide e Gentilino, con la velocità ridotta ad 80 km/h e un relativo aumento della capacità dell’autostrada, non ci risulta abbia alcun influsso negativo sulla fluidità del traffico».

Ci si chiede a questo punto se la situazione non possa peggiorare con il cessare dell'obbligo del telelavoro. Una previsione attendibile in questo senso, l'Ustra non è in grado di farla, considerata «l’incertezza del futuro legata alle misure per la pandemia».

«Ad ogni modo - viene sottolineato - per fare fronte al sovraccarico dell’autostrada durante le ore di punta, l’Ufficio federale delle strade USTRA ha da tempo introdotto i limiti di velocità variabili sul tratto della A2 compreso fra Chiasso e Lugano Nord. In questo comparto è infatti attivo un nuovo sistema ITS (“Intelligent Transport System”) che regola automaticamente il limite di velocità (100 km/h oppure 80 km/h, in base alle reali condizioni del traffico». Ciò a corto termine. 

A medio termine l’Ufficio federale delle strade USTRA sta elaborando invece un progetto denominato “PoLuMe” che prevede di mettere in servizio «in modo dinamico» la corsia di emergenza esistente, «in modo da poter adeguare la capacità dell’autostrada alla richiesta delle ore di punta». «Durante il resto della giornata le corsie d’emergenza contribuiranno a migliorare la sicurezza generale e a facilitare i soccorsi in caso di panne o incidenti». «Questo sistema – già introdotto con successo in altri tratti autostradali della Svizzera – ha il pregio di sfruttare la capacità residua dell’infrastruttura esistente, senza dover ampliare le attuali carreggiate sui tratti a cielo aperto».

Il progetto PoLuMe sarà posto in consultazione presso gli uffici federali, con l'obiettivo di essere sottoposto al Consiglio federale per approvazione durante l'estate 2022. Nel frattempo le autorità cantonali ticinesi hanno confermato la disponibilità a partecipare con un contributo di circa 84 milioni di franchi.

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