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Vita Brancaccio con, alla sua destra, l'infermiera Lucia e, alla sua sinistra, la figlia Maria.
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CHIASSO
28.12.2020 - 09:430
Aggiornamento : 11:47

Ha 107 anni e mezzo, e supera anche il Covid-19

L'incredibile storia di Vita Brancaccio. Una donna forte, che ha vissuto anche due guerre e la "spagnola".

La malattia l'ha colpita a novembre. Ricoverata alla Moncucco anche la figlia Maria. Oggi l'ultracentenaria è debole ma in salute.

CHIASSO - È nata nel lontanissimo 1913. Ha vissuto due guerre mondiali e la terribile influenza spagnola. Vita Brancaccio, a 107 anni suonati, compiuti lo scorso mese di luglio, si prende pure lo "sfizio" di sconfiggere il Covid-19. Donna di grande fede, ci accoglie col rosario in mano nel suo appartamento di Chiasso. Ad aprirci la porta, la figlia Maria, 76 anni, anche lei finita in contemporanea alla mamma nelle grinfie del nuovo coronavirus. «Vede, qui c'è il disinfettante – dice Maria –. Subito all'entrata. Abbiamo sempre rispettato ogni regola. Eppure a novembre...»

Una donna di campagna – Eppure a novembre le due donne vengono ricoverate. Entrambe alla Moncucco di Lugano. Seguirà la riabilitazione a Castelrotto. Mamma Vita con un sottile filo di voce sussurra: «È stata dura, ma siamo qui. Sono ancora molto debole». E infatti, a parlare per lei è soprattutto Maria, che le sta accanto giorno e notte. «Il segreto di mia mamma? Una vita sana, i primi 50 anni li ha trascorsi in campagna, in un villaggio italiano nella zona di Benevento. Poi è venuta in Svizzera. Papà lavorava come vetraio. È una donna che ha sempre amato sia la natura sia le piccole cose». 

La testimonianza dell’infermiera – Ad accompagnarci in questo singolare incontro, vigilando su tutte le misure di sicurezza che la situazione impone, è Lucia, infermiera dell'Associazione assistenza e cura a domicilio del Mendrisiotto e del Basso Ceresio. Anche lei è emozionata di fronte all'impresa di Vita. «Ha un nome che è già una garanzia – ricorda la professionista sanitaria –. Io e le mie colleghe Annalaura e Catia siamo orgogliose di avere a che fare con persone così. Ci trasmettono tanta forza». 

Il Santo Rosario – Intanto Vita continua a recitare il Santo Rosario. Incessantemente. Nel corso della sua esistenza si è spesso aggrappata alla fede. Lo fa ancora oggi. Tutti i giorni. «Quando abbiamo saputo di essere positive – ricorda la figlia Maria – mi sono spaventata molto. Mi sono anche sentita in colpa. Mi chiedevo cosa avevo sbagliato. Abbiamo visto pochissime persone in questo 2020, siamo state davvero prudenti. Magari è stato un parente, di sfuggita, a trasmettercelo. Non lo sappiamo».

Il virus subdolo – Due donne indifese di fronte a un virus subdolo. Ma anche due donne capaci di andare oltre la malattia. «Quando mi trovavo in ospedale non avevo neanche il coraggio di chiedere al medico come stesse mia mamma – sostiene Maria –. Io stavo male. Ma mia mamma stava peggio, aveva la polmonite forte, temevo morisse. Per carità, la morte è una cosa normale. Ma non volevo che mia madre morisse di Covid. Devo però dire che i medici sono stati davvero professionali. In qualche modo avevo paura che non curassero mia madre perché troppo anziana. Invece sono stati veri professionisti, questo lo devo dire. Devo proprio ringraziare tutti». 

Quanto affetto – A un certo punto la signora Vita ci fa capire di essere stanca. «Ho bisogno di riposare», dice. L’incontro può finire qui. È giusto così. E allora Lucia e Maria la aiutano a coricarsi con tanto amore. Con un affetto che commuove. Vita saluta con un cenno, chiude gli occhi e si addormenta. Col suo rosario tra le mani.  

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