GRAVESANO
10.10.2019 - 07:000
Aggiornamento : 11:30

Scivola “in piscina” e chiede due milioni alla clinica

Doppio precetto esecutivo verso l’Ars Medica. A inoltrarlo, una donna rimasta invalida dopo l’incidente nella struttura. Il direttore: «Siamo in regola». L’UPI: «Se c’è un dubbio, va chiarito»

GRAVESANO – È scivolata in una pozza d’acqua, accanto alla porta d’entrata della piscina, mentre si stava recando a fare fisioterapia. Adesso chiede alla clinica, un risarcimento di ben due milioni di franchi. Doppio (e maxi) precetto esecutivo nei confronti dell’Ars Medica di Gravesano. A inoltrarlo è una 66enne del Luganese protagonista di un episodio verificatosi lo scorso anno. La donna oggi, proprio a causa di quell’episodio, vive in sedia a rotelle. «Ho il sospetto che la pavimentazione nella zona della piscina non sia a norma – sostiene –. Non è possibile che io sia caduta in quel modo, semplicemente transitando da lì. Voglio chiarezza».   

Imbottita di morfina – È il 4 maggio del 2018. La donna si trova di passaggio, sta per uscire dalla porta che dalla piscina dà accesso al resto della clinica. Si sta recando a fare fisioterapia, sta facendo riabilitazione per un problema al ginocchio. «A un certo punto – ricorda –, accanto alla porta, scivolo in una pozza d’acqua e mi frantumo il femore. Una frattura multipla scomposta, che mi costerà una protesi a vita». Non solo. Subisce una lesione al nervo femorale. Decisiva per il suo attuale stato di semi infermità. «Senza contare che oggi sono imbottita di morfina, per combattere i dolori».

La fatidica lettera – Da quel giorno inizia il calvario della donna. Ed è in quel preciso giorno che l’Ars Medica le consegna una lettera in cui le comunica di avere annunciato il caso alla rispettiva assicurazione e di assumersi i costi di quanto accaduto. Invece, accade che l’assicurazione della clinica si oppone. Sostiene che la piscina è in regola. «Strano – afferma la donna –. Stando all’Ufficio cantonale della sanità, la piscina dell’Ars Medica, da quando è stata costruita nel 1989, non avrebbe subito modifiche particolari».

Una perizia che non arriva – La donna decide di proseguire la sua battaglia. Chiede più volte una perizia sulla pavimentazione della piscina. «Perizia che mi è stata negata». E soprattutto chiede ai vertici dell’Ars Medica, di rispettare quanto le era stato promesso. «Sì, perché nel frattempo ad assumersi i costi della mia situazione è la mia cassa malati. E sono io stessa a dovere coprire tutte le spese legate alle franchigie, ai numerosi impedimenti quotidiani e ai trasporti».

Parla il direttore – Una storia difficile da decifrare, su cui Fabio Rezzonico, direttore dell’Ars Medica, si esprime così. «La nostra piscina è a norma, facciamo verifiche e manutenzioni puntuali. Per noi è importante essere in condizione di garantire la maggiore sicurezza a tutti. Ora la vicenda è in mano agli avvocati. Se dovessero emergere delle responsabilità oggettive a nostro carico, ce le assumeremo».

Il suggerimento dell’UPI – Pascal Agostinetti, capodelegato dell’Ufficio Prevenzione Infortuni (UPI) per la Svizzera meridionale, evidenzia, invece, un altro aspetto. «Sull’episodio specifico non mi posso esprimere, ovviamente. Ma ci sono coefficienti di sicurezza che devono essere rispettati. Di certo la piscina dell’Ars Medica di Gravesano è una struttura molto importante e utilizzata. Se dovesse esserci un'eventuale lacuna, andrebbe colmata. E se anche solo dovesse esserci un dubbio, andrebbe chiarito».  

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