TIO/20M/Giordano
Arianna Marcollo
LOCARNO
16.08.2019 - 07:020
Aggiornamento : 19:19

La signora del Red Carpet, è lei che accompagna i vip

Il ruolo di Arianna Marcollo al Film Festival è davvero singolare: «Vi racconto i segreti del tappeto rosso, dalla dolcezza di Meg Ryan all’umiltà di Adrien Brody»

LOCARNO – È la mezz’ora di fuoco del Locarno Film Festival. Dalle 21 alle 21.30. In quel breve lasso di tempo, Arianna Marcollo, graziosa donna di Brione sopra Minusio, ha un ruolo ben preciso. Accompagnare i vip dalle loro auto al palco di Piazza Grande, attraverso il tunnel del Red Carpet. Mediando con loro. Facendoli interagire, metro dopo metro, con i fotografi, con la stampa.

Arianna, come funziona il suo lavoro al Festival?
«Ogni giorno, nel pomeriggio, ricevo il programma di base. Chi arriva e a che ora. Solo più tardi, però, so esattamente che tipo di foto o di interviste artisti e registi devono fare sul tappeto rosso. Devo essere molto lucida e reattiva. Alle 19 circa, mi reco sempre nel luogo in cui gli artisti hanno l’aperitivo e la cena. È un modo per prendere un primo contatto con loro».

I vip arrivano, a scaglioni, attorno alle 21, a bordo delle auto del Festival, davanti al tunnel del Red Carpet. E poi? 
«I loro addetti alla sicurezza gli aprono le porte dell’auto e li “affidano” a me e al mitico Lucius Barre, il mio collega che ha un’esperienza internazionale incredibile. Tutto deve svolgersi in maniera rapida. Alle 21.30 le luci del Red Carpet devono essere rigorosamente spente».

Ci sono attori che fanno capricci?
«Beh, sì. Questo è il mio terzo anno al Festival. E qualcosa ho visto. A volte capita che un’attrice si impunti e voglia rifarsi il trucco. Il mio ruolo è anche quello di captare i sentimenti dei VIP. Possiamo chiamarli capricci, ma ogni persona reagisce diversamente quando si trova sotto le luci dei riflettori, di fronte ad un pubblico enorme».

L’attore più antipatico mai incontrato?
«Non fatemelo dire, per favore».

Parliamo invece di quelli che l’hanno impressionata positivamente allora. 
«Mi viene da citare subito Adrien Brody. Umile, modesto. Tenero. Era arrivato con sua mamma e suo papà. E poi come dimenticare la dolcezza di Meg Ryan? Le brillavano gli occhi e mi chiedeva pareri sul suo abbigliamento. Una persona alla buona. Mi ricordo anche di Ethan Hawke. Silenzioso, timido. Sua moglie, però, parlava tantissimo». 

E Hilary Swank?
«Persona easy. Una donna intelligente, fine, professionale, umile. Noi pensiamo che queste persone siano inavvicinabili. In realtà sono persone come noi. In generale hanno una grande umanità. A volte sono insicure».

Lei ha studiato nel ramo del commercio tessile. Oggi si occupa di enogastronomia. Come ci è arrivata al Festival?
«Cercavano una persona discreta, dinamica. E che sapesse bene l’inglese. Anche quello parlato dagli americani. Io ho abitato a New York per oltre dieci anni. Ci ero andata per studiare. Alla fine me ne sono innamorata e ho lavorato lì a lungo, per una grossa azienda svizzera. Ho vissuto anche l’attentato alle torri gemelle».

E che ricordo ha di quell’evento? 
«Non ne parlo volentieri. Io abitavo lì vicino. Ho vissuto New York prima e dopo la tragedia. È cambiata drasticamente. Niente più spensieratezza».

Il suo presente è in Ticino però. 
«Sì. Sono ticinese, nata e cresciuta nel Locarnese. A un certo punto ho sentito il richiamo di casa. Ho un atelier di cucina, in un vecchio rustico di Brione sopra Minusio, è una sfida affascinante. Creo eventi su misura nel settore enogastronomico, dalla cucina per gruppi ai corsi di cucina a tema, anche team building per aziende. Sono anche diventata mamma, di una bimba di quattro anni. La vita, per me, è una sorpresa continua».

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