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14.05.2019 - 22:060

Burocrazia e fisco: «Così abbiamo aiutato le aziende ticinesi in Italia»

La Camera di Commercio Svizzera in Italia cambia presidente. L’uscente Giorgio Berner sul futuro: «Sono ottimista ma se in Italia la domanda interna è debole diminuisce anche l'export svizzero»

LUGANO - «Dieci anni è un periodo molto lungo e c’è sempre bisogno di nuove idee, nuove energie, nuovi approcci. Il cambiamento è una cosa utile». Comincia così la chiacchierata di 20 minuti/tio.ch con Giorgio Berner presidente dal 2009 della Camera di Commercio Svizzera in Italia che in occasione della 100esima assemblea generale dell’ente del 14 maggio lascia la carica dell’importante organismo camerale.

Le aziende vostre associate sono oltre 400 e tra loro anche molte imprese svizzere importanti come ABB, Novartis, Adecco etc. Ci sono anche imprese ticinesi? A quali problematiche devono fare fronte una volta che decidono di fare del business in Italia?

«Sì, certamente ci sono sia imprese che professionisti ticinesi. Le difficoltà sono abbastanza note: una è la burocrazia e noi in questo caso possiamo offrire assistenza, poi ci sono i problemi fiscali e quelli della gestione del personale. E infine la stabilità normativa, dato che in Italia c’è un cambiamento costante delle regole che rende difficile a medio e lungo termine la gestione di un’impresa».

Che cosa fa la Camera di Commercio Svizzera in Italia?

«Swiss Chamber, è stata fondata a Genova nel 1919 e ha l’obiettivo di sviluppare le relazioni economiche italo-svizzere e promuovere e comunicare i valori della società svizzera. Svolgiamo varie attività. Innanzitutto forniamo servizi come quello che stiamo promuovendo e realizzando ora in partnership con un importante studio legale italiano e cioè il cosiddetto Third Party Funding (TPF): un sistema di finanziamento delle dispute legali da parte di fondi che si assumono il rischio finanziario ma che si riservano una quota dell’introito in caso di vincita. Ma negli ultimi anni si è proceduto moltissimo a potenziare la comunicazione e per migliorare l’immagine della Svizzera presso il pubblico italiano con l’obiettivo di trasmettere un’immagine reale del nostro paese nel settore economico ma anche sociale e culturale organizzando anche convegni con partecipazione di elevato livello su varie tematiche finanziarie e bancarie, ma non solo».

Come si finanzia?

«Essendo un’associazione privata non disponiamo di alcun supporto finanziario pubblico e i ricavi vengono dalle quote associative dei nostri soci (e da quelli dell’Advisory Board) e dalle attività di organizzazione di eventi presso lo Spazio Eventi del Centro svizzero e lo Swiss Corner, entrambi spazi che abbiamo in locazione».

In concreto a una impresa ticinese o svizzera che volesse allargare il proprio business in Italia magari aprendo una succursale, voi che servizi siete in grado di offrire?

«Noi offriamo ogni assistenza: dalla domiciliazione all’assistenza su problemi legali, alla consulenza su questioni relative al personale. Abbiamo un pool di esperti e specialisti di comprovata esperienza e capacità sia del mercato svizzero che di quello italiano con cui riusciamo a fornire il miglior servizio».

In che cosa si differenzia la vostra attività da quella dello Swiss Business Hub presente all’interno del Consolato Generale di Svizzera a Milano?

«Diciamo che per un certo numero di anni abbiamo ospitato lo Swiss Business Hub proprio presso la nostra Camera. Poi è stata presa la decisione di adeguare il sistema italiano a quello internazionale e quindi domiciliare il Business Hub presso il consolato. C’è un minimo di sovrapposizione, certo, però lo Swiss Business ha i mezzi finanziari e le condizioni per arrivare alle piccole e medie imprese. Swiss Chamber non può svolgere questa attività perché sarebbe troppo onerosa ma la collaborazione con loro è ottima. Noi collaboriamo nelle attività di comunicazione ma mettiamo anche a loro disposizione il nostro pool di esperti. Siamo due enti a cui a cui le imprese possono rivolgersi».

L’Italia resta un partner fondamentale per la Svizzera: lei pensa che questo trend possa andare migliorando nel prossimo futuro?

«I rapporti sono molto buoni e molto importanti. L’Italia è un grandissimo mercato di 60 milioni di persone e il nord Italia è un’area di grande importanza. Ci sarà un ulteriore aumento mano a mano che l’Italia si qualifica sempre più come partner e come attore sui mercati globali. Questo tipo di sviluppo si trova nelle aziende che fanno innovazione e in quel caso sia per le aziende italiane che forniscono i loro prodotti in Svizzera, sia per le aziende svizzere che forniscono in Italia ci sono grandi possibilità soprattutto in settori come quello farmaceutico, meccanico ed elettronico, ma logicamente anche moda e alimentare. Io sono ottimista ma molto dipende anche dalla domanda: se in Italia la domanda interna è debole diminuiscono le esportazioni anche svizzere. Ma lo sviluppo è sempre possibile».

Che bilancio può fare della sua presidenza? C’è qualcosa di cui va particolarmente fiero?

«Innanzitutto, e grazie naturalmente al lavoro di tutto il nostro team, siamo riusciti a garantire l’equilibrio finanziario della nostra associazione. Abbiamo potenziato e migliorato in questi anni l’immagine della camera e quella della Svizzera sia tramite i tanti convegni che abbiamo organizzato in questi anni su diversi argomenti, sia attraverso il nostro magazine che abbiamo potenziato portandolo ad un alto livello per quanto riguarda i contenuti e la veste grafica in cui affrontiamo anche questioni controverse con testimonianze di alti funzionari dell’amministrazione svizzera e in cui parliamo di vari temi. Ma senza dubbio la cosa più appariscente resta la creazione dello Swiss Corner (il locale dai connotati fortemente svizzeri che si affaccia sul parco di via Palestro e che è divenuta una meta importante per i milanesi, ndr.) che abbiamo immaginato, realizzato e finanziato noi e che da una immagine innovativa e pimpante della Svizzera».

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