MAGLIO DI COLLA
12.02.2019 - 17:020
Aggiornamento : 21:35

«Ma quale boicottaggio! Il negozio è fallito per i prezzi alti»

Dopo le accuse lanciate dalla negoziante, le associazioni della Valle, accusate di non aver fatto acquisti nella bottega, ribattono punto su punto: «Il pane? 9 franchi al chilo!»

LUGANO - «Ma quale boicottaggio! La signora può unicamente recitare un “mea culpa”». Non ci stanno le associazioni della Val Colla a venir indicate come concausa della chiusura del negozietto di alimentari “Santy”. E replicano punto su punto al recente sfogo della ex gerente Santina Bicci-Schnetzler…che ha chiuso la bottega di Maglio lo scorso dicembre.

Dal Carnevale ai pescatori - Ad uscire allo scoperto sono cinque sodalizi (Amici della Val Colla; Circolo ricreativo al Ritrovo; Carnevale el Coleta; Genitori Val Colla e la sezione Pescatori Valli del Cassarate). Un fronte eterogeneo, insomma, ma coeso nel sottolineare che «nel limite del possibile e delle proprie disponibilità finanziarie, le singole associazioni hanno sempre sostenuto in varie forme le attività, i commercianti e gli artigiani della Valle». Un sostegno, continuano, che «in varie forme ha supportato l’attività della signora, acquistando presso l’emporio prodotti di vario genere e questo nonostante il notevole maggior costo». Ad esempio, per citare un acquisto particolarmente indigesto, il pane pagato, sostengono, 9 franchi al chilo. «Per motivi plausibili, l’acquisto è stato fatto per la prima, unica ed ultima volta» sottolineano.

Concorrenza impropria - Ma al di là dei prezzi, le cinque associazioni criticano l’atteggiamento - a loro dire - «negativo e in talune occasioni offensivo» della negoziante nei confronti di parte della comunità e criticano anche le «vendite in concorrenza con la ristorazione indigena… È forse questo - si chiedono - lo spirito comunitario enunciato a più riprese dalla signora?».

Quanto alle faide in Valle, pure indicate dalla negoziante come fattori negativi per la propria attività, beh, le associazioni smorzano. Sarebbero state solo «simpatie e antipatie di carattere personale, le quali esistono da che mondo è mondo e a tutte le latitudini; le associazioni hanno continuato a rifornirsi presso l’emporio senza giustamente tenerne conto».

Mancati i servizi a domicilio - Altri fattori, ribattono, avrebbero provocato il fallimento del negozietto di alimentari. A partire dalla configurazione stessa della Valle che «sicuramente non ha facilitato la già difficile attività», «è plausibile affermare che gli abitanti di alcune frazioni abbiamo potuto più facilmente raggiungere la bassa Valle per gli acquisti, senza voler giocoforza “boicottare” il negozio?» si chiedono. Territorio a parte, secondo le associazioni, è mancata un’offerta di servizi alternativi, «come ad esempio le consegne a domicilio». E ancora: «Gli orari di apertura non hanno forse inciso sul già difficile andamento degli affari?!». E di nuovo: «I prezzi di vendita elevati, in taluni casi veramente eccessivi, non sono sicuramente alla portata di tutti…».

Insomma, «certo rattrista che un residente abbia fallito nella sua impresa, ma la signora - concludono i cinque sodalizi - può unicamente recitare un “mea culpa” senza incolpare e diffamare gratuitamente le associazioni, la Valle ed il Comune».

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