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Remigio Ratti (a sinistra) e Martino Rossi (a destra) divisi sull'aeroporto di Lugano
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29.11.2017 - 16:330
Aggiornamento : 21:44

«L’aeroporto deve restare, ci porta i ricchi col velivolo privato»

Così la pensa Remigio Ratti, esperto di mobilità. Il Ticino ha davvero bisogno di una simile struttura? L’ex capogruppo del PS Martino Rossi: «Alle imprese non importa nulla»

LUGANO – Ma il Ticino ha davvero bisogno di un aeroporto? È la domanda che sorge spontanea dopo il grounding di Darwin/Adria. Soprattutto considerando come le distanze tra il Ticino e il “resto del mondo” si stiano riducendo grazie ad AlpTransit e all’imminente apertura della linea ferroviaria Mendrisio-Varese, che avvicinerà ulteriormente i ticinesi a Malpensa. Sul tema si scontrano Remigio Ratti, economista ed esperto di mobilità, e Martino Rossi, economista e già capogruppo del Partito Socialista (PS) a Lugano. «L’aeroporto – sostiene Ratti – è importante per l’aviazione generale. Mi riferisco alle persone facoltose che hanno un aereo privato e che si recano a Lugano per fare affari. Questa gente fa girare l’economia del Ticino». 

Servono nuovi hangar – Per Ratti Lugano Airport non deve chiudere i battenti. Quella ventina di miliardari che puntualmente si reca nella località sul Ceresio va riverita e servita. «Anzi – aggiunge –. Andrebbero costruiti nuovi hangar. E poi vanno mantenuti due voli di linea. Quello con Zurigo e quello con Ginevra. In particolare quest’ultimo. Perché Ginevra è difficilmente raggiungibile in altro modo. Per Zurigo il discorso è diverso. Nel 2018 aprirà la linea ferroviaria Mendrisio-Varese. I ticinesi forse preferiranno andare a Malpensa».

Ecco quanto hanno speso i contribuenti – Rossi si aggrappa ai numeri. «Dal 2006 a fine 2016, l’aeroporto di Lugano è costato 30,4 milioni di franchi ai contribuenti luganesi. Con i soli voli privati non si sta in piedi. Già così non si raggiunge il pareggio. Qualche  anno fa è stato fatto un sondaggio tra i dirigenti delle aziende della Valle del Vedeggio. Dovevano esprimersi su quali fattori li avevano spinti a insediarsi in quella zona. Quasi nessuno ha nominato la vicinanza con l’aeroporto di Agno. Come se alle imprese non importasse dell’esistenza di questa struttura».

L’esempio di Berna – L’ex capogruppo del PS luganese rincara la dose. «Prendiamo l’esempio di Berna. Lì l’economia ritiene che l’aeroporto sia utile. E quindi partecipa alle spese. Da noi non c’è mai stata alcuna impresa o banca che abbia mai voluto mettere un franco nell’aeroporto di Agno».

Un calo brusco – Tornando ai voli di linea, cifre alla mano, nei primi 9 mesi del 2017 l'uso dell'aeroporto è arretrato del 20%. La linea verso Ginevra addirittura del 49%, mentre quella verso Zurigo se la cava con un -0,5%. «Statistiche che parlano da sole», commenta Rossi. «Non direi – ribatte Ratti –. Il calo di utenza verso Ginevra è così vistoso rispetto all’anno prima perché nel 2016 Swiss e Darwin si davano battaglia per proporre offerte di volo stracciate verso la località lemanica. E tutti ne approfittavano. Una volta interrotta questa situazione, è normale che ci sia stato un calo».

Agli antipodi – I due non cambiano di una virgola le loro opinioni. Secondo Rossi il futuro è chiaro: «Non ha più senso continuare così. Occorre essere realisti quando i conti non tornano». Ratti intravede, invece, la luce in fondo al tunnel. «Si è davvero parlato poco finora dell’aviazione generale. Dei ricchi col velivolo privato. È una carta che il Ticino, e Lugano in particolare, dovrebbero giocarsi. Spero che ci sia il tempo per farlo».

 

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